Se 40 milioni di anni vi sembran pochi

Autore

Capacità cognitive che hanno consentito lo sviluppo del linguaggio umano che non usiamo ancora bene 

Sulla rivista Science Advances è stata pubblicata un’importante ricerca che ci riguarda [Non adjacent dependency processing in monkeysapes, and humans, Stuart K. Watson, Judith M. Burkart, Steven J. Schapiro, Susan P. Lambeth, Jutta L. Mueller, Simon W. Townsend, Science Advances 21 Oct 2020, Vol. 6, no. 43]. 

Uno dice: e perché mi riguarda, se so parlare così bene? 

Certo, il linguaggio umano ha raggiunto complessità molto elevate e lo usiamo per fingere, per simulare, per imbrogliare, per ingannare, per mille altre sfumature comunicative, e solo raramente per capirci davvero. 

La capacità di esprimersi attraverso il linguaggio verbale articolato è una peculiarità di noi umani, ma gli studiosi hanno scoperto che alla base vi sono capacità semplici e generali che chiamiamo antecedenti evolutivi, presenti anche nelle scimmie e nei primati di ordine superiore. 

Una di queste riguarda la capacità di comprendere le combinazioni di parole e le relazioni tra esse, sia quando si trovano una accanto all’altra, nella cosiddetta “dipendenza adiacente”, sia quando sono distanti l’una dall’altra, in una “dipendenza non adiacente”. 

Per esempio, nella frase “il cane che ha morso il gatto è scappato”, si capisce che è il cane che è scappato, e non il gatto, grazie alla capacità di combinare il rapporto sintattico tra il primo e l’ultimo elemento della frase. 

Gli esperimenti condotti con scimmie uisitì che vivono in Brasile, con scimpanzè e con esseri umani, hanno mostrato che la capacità di elaborare cognitivamente relazioni adiacenti, ma anche relazioni con dipendenze non adiacenti, è sia delle scimmie che degli umani e accomuna tutti i primati. S. W. Townsend ha concluso che ciò indica che questa caratteristica cruciale del linguaggio esisteva già nei nostri antichi antenati primati, precedendo l’evoluzione del linguaggio stesso di almeno 30-40 milioni di anni. 

E noi? 

Prendiamo un esempio di frase con “dipendenza non adiacente” che ci riguarda molto da vicino: 

“i lavori che fanno donne e uomini sono cambiati” 

Non dovrebbe essere difficile capire che ad essere cambiati sono i lavori e non le donne e gli uomini. 

Perché è allora così difficile prenderne atto e cercare le vie per rappresentare quel cambiamento? 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Ultimi articoli

Fëdor Dostoevskij, Umiliati e offesi, 1861, Einaudi, Torino

Perché ha voluto descrivere con tanta precisione i sentimenti di umiliazione di fronte alla decadenza delle condizioni...

Educazione e umiliazione

Come sempre più spesso accade, quando ci riuniamo discorriamo su quale potrà essere il tema del successivo numero della rivista.

Umili e umiliati

A volte le parole ci tradiscono, o meglio: ci tradisce il loro instabile significato. L’umiltà è assimilata alla perfezione: Petrarca la trova...

Umiliazione, strumento di potere

Quando si sente qualcuno, specie se in posizione di rilievo, affermare una sciocchezza sesquipedale è buona regola non seguire l’istinto di riderci...

L’ordine non è armonia e la vera forza non umilia

È un trend, una moda, una strategia di marketing, una presa di coscienza autentica oppure solo un modo di lavarsi la coscienza...