Vulnerabilità

Autore

Ignazio Punzi
Ignazio Punzi è psicologo, psicoterapeuta e formatore. Ha lavorato negli anni ’80 con le persone senza dimora nella Caritas diocesana di Roma diretta da don Luigi Di Liegro.  Si è occupato per 20 anni di adulti e bambini affetti da HIV/AIDS Nel dopo terremoto a L’Aquila ha lavorato con bambini affetti da disturbo da stress post traumatico.  Ha collaborato con la Caritas Italiana nel progetto “Rifugiato a Casa Mia” È membro dello Staff Formativo Nazionale del “Progetto Policoro”.  Nella provincia di Trento è stato consulente per le politiche giovanili ed attualmente collabora alle politiche familiari e di comunità. È stato Professore di Psicologia Generale alla Pontificia Università Antonianum di Roma (1994-2003).  Continua a svolgere attività di con diverse équipes di educatori che si occupano di minori e di disabilità.  Tiene corsi di formazione per educatori, insegnanti, genitori e volontari.  Ha uno studio di psicologia clinica E’ tra i fondatori dell’associazione culturale L’Aratro e la Stella, di cui è presidente.[Ritorno a capo del testo]E’ Autore di alcuni libri tra cui: I quattro codici della vita umana: maternità, paternità, filialità e fraternità, Edizioni San Paolo, Milano 2018  Le Parole dell’Attesa – In una stella ho trovato la libertà, Edizioni San Paolo, Milano 2019 (con G. Dardes) Dov’è tuo fratello? Famiglia, immigrazione e multiculturalità, Edizioni San Paolo, Milano 2015 (con A. Filoni e M. Castaldo) Safya. Un approccio transdisciplinare alla salute degli Homeless in Europa, Franco Angeli, Milano 2014 (con E. Fizzotti) Costretti o liberi?, ed. Paoline, Milano 2006 (con E. Fizzotti) Solidarietà come ricerca di senso, ed. Salcom, Brezzo di Bedero, 1994

La vulnerabilità, nel suo etimo latino, si riferisce a ciò che può essere ferito, colpito. Quel che è vulnerabile rivela cioè una debolezza, una povertà, una mancanza, e, di conseguenza, domanda una protezione, una difesa, un’azione di cura. 

L’uomo viene al mondo vulnerabile. Crescendo impara, spesso con dolore e smarrimento, che la propria fragilità è strutturale. Mentre vive la conseguente e continua esposizione alla libera azione degli altri ai quali è giocoforza affidato, scopre che il controllo totale su di sé e sugli accadimenti della vita era solo una illusione. 

Ma la vulnerabilità non è solo appello all’altro, è anche domanda e sfida per se stessi. 

Oggi sappiamo che il suo destino di libertà interiore, l’uomo se lo gioca attraverso il riconoscimento della propria vulnerabilità, che diventa una procedura di verità verso se stessi, cammino rischioso ma fecondo e generativo. 

La coscienza e l’accettazione della propria vulnerabilità può divenire, infatti, una soglia per accedere ad un nuovo stato della vita interiore non più dominato dalla paura, può trasformarsi in una porta d’accesso all’invisibile, verso ciò che trascende la mera condizione dell’umano e lo eleva a creatura spirituale, aperta all’inedito, libera di decidersi, fiduciosa verso il non ancora. 

Infine, quando si giunge ad abitare la propria vulnerabilità senza paura e senza infingimenti si scopre che anche la fraternità è possibile solo a partire dalla vulnerabilità, povertà che accomuna, e non da un avere che configura asimmetrie relazionali e ostacola un’autentica reciprocità.   

Ci si salva solo insieme, tra fratelli. Ma si è fratelli nella cura, nella custodia e nella responsabilità reciproca. 

Come infatti scriveva il poeta tedesco Friedrich Hölderlin: “Dove c’è il pericolo, cresce anche ciò che salva”. 

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