R. Baldwin, La rivoluzione globotica. Globalizzazione, robotica e futuro del lavoro, Il Mulino, Bologna 2021

Autore

Ugo Morelli
Ugo Morelli, psicologo, studioso di scienze cognitive e scrittore, oggi insegna Scienze Cognitive applicate al paesaggio e alla vivibilità al DIARC, Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II di Napoli; è Direttore Scientifico del Corso Executive di alta formazione, Modelli di Business per la Sostenibilità Ambientale, presso CUOA Business School, Altavilla Vicentina. Già professore presso le Università degli Studi di Venezia e di Bergamo, è autore di un ampio numero di pubblicazioni, tra le quali: Mente e Bellezza. Arte, creatività e innovazione, Allemandi & C, Torino 2010; Mente e paesaggio. Una teoria della vivibilità, Bollati Boringhieri, Torino 2011; Il conflitto generativo, Città Nuova, Roma 2013; Paesaggio lingua madre, Erickson, Trento 2014; Noi, infanti planetari, Meltemi, Milano 2017; Eppur si crea. Creatività, bellezza, vivibilità, Città Nuova, Roma 2018; Noi siamo un dialogo, Città Nuova Editrice, Roma 2020; I paesaggi della nostra vita, Silvana Editoriale, Milano 2020. Collabora stabilmente con Animazione Sociale, Persone & Conoscenza, Sviluppo & Organizzazione, doppiozero, i dorsi del Corriere della Sera del Trentino, dell’Alto Adige, del Veneto e di Bologna, e con Il Mattino di Napoli.

Prof. Baldwin, chi è Alpha Go Master?

Le rispondo con le parole di un essere umano che ne ha sperimentato le capacità: 

“L’anno scorso aveva ancora qualcosa di umano quando giocava, ma quest’anno è diventato una specie di dio del Go!”, [The New York Times, 23 maggio 2017], così Ke Jie, il miglior giocatore ‘umano’ al mondo, del gioco del Go, dopo aver perso contro AlphaGo Master, un programma per computer in grado di utilizzare le tecniche dell’apprendimento automatico. E siamo ancora una volta di fronte a un sentimento da fine del mondo. Ogni trasformazione produce esiti esponenziali e non più lineari, e questo ci induce a dire che questa volta è proprio la fine del mondo. 

Ma è davvero la fine del mondo?

Dopo un esame di realtà documentato e sconvolgente, chiarisco con dati e argomentazioni molte cose che intuiamo e viviamo da qualche tempo sul cambiamento in atto nelle nostre società e nelle nostre economie. Una misura ce la danno le professioni del futuro che, oltre l’intelligenza artificiale (IA) e l’intelligenza remota (IR), saranno tali da richiedere le capacità specificamente umane. Nelle attività in cui è decisiva la capacità di convincere le persone a lavorare le une con le altre, coinvolgendo l’intelligenza sociale, in cui l’IA è inadatta, laddove le cose devono essere fatte bene, nonché dove è necessario stabilire un rapporto personale, di fiducia e motivazione, dove l’IR (intelligenza remota) non è applicabile, tutte queste e altre occupazioni richiedono competenze ad alto livello di percezione e manipolazione, intelligenza creativa e intelligenza sociale. Ecco, questa sembra la nuova frontiera del lavoro. Ed è urgente rendersene conto prima possibile.

Siamo, quindi, nella globotica. Ma cosa vuol dire?

L’automazione, fino a poco tempo fa, era una minaccia per le persone che lavoravano con le mani, non per quelle che lavoravano con la testa. La tecnologia digitale e l’apprendimento automatico (machine learning) hanno cambiato la situazione. I computer hanno raggiunto capacità inimmaginabili, come leggere, scrivere, parlare e riconoscere sottili schemi logici. La combinazione di questa nuova forma di automazione con la globalizzazione è quella che chiamo globotica. La conseguenza più evidente è che essa investe chi lavora nel settore dei servizi e si distingue per la sua rapidità e per la sua profonda ingiustizia, a causa del radicale disallineamento fra la velocità del dislocamento e la velocità di creazione di posti di lavoro sostitutivi. La globotica dipende non da beni materiali ma esclusivamente da informazioni e amplifica la concorrenza a livello planetario. Per questo i suoi fattori costitutivi sono l’intelligenza artificiale e l’intelligenza remota. Un esempio dà conto di questa rivoluzione. “Amelia lavora presso gli help desk online e telefonico della banca svedese SEB. Bionda e con gli occhi azzurri, come ci si potrebbe aspettare, ha un’aria sicura di sé e un sorriso accattivante. Sorprendentemente, Amelia lavora anche a Londra per Borough of Enfield e a Zurigo per UBS. Ah, dimenticavo di dire che Amelia può apprendere un manuale di trecento pagine in trenta secondi, parla venti lingue e può gestire migliaia di chiamate simultaneamente. Amelia è un robot colletto bianco. 

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