HomeEditorialePer Daniele Del Giudice TAKE OFF. LIBRARSI COL LINGUAGGIO

Per Daniele Del Giudice TAKE OFF. LIBRARSI COL LINGUAGGIO

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Emanuela Fellin
Emanuela Fellin
Psicologa clinica con esperienza pluriennale nell'applicazione della psicologia alla cura delle relazioni e ai progetti di sviluppo individuale e di gruppo. Competenze consolidate nell'educazione ambientale e nell'implementazione di strategie di sostenibilità economica, sociale e ambientale, maturate in contesti organizzativi e formativi quali il MUSE di Trento (progetto UNESCO), Arte Sella (co-responsabile di Arte Sella Education) e CUOA Business School (alta formazione sulla sostenibilità), oltre a numerosi progetti applicati in aziende e scuole. Esperienza nella gestione di progetti di formazione in istituzioni scolastiche e realtà organizzative, e attività di studio e ricerca nel campo delle dinamiche relazionali nei gruppi di lavoro e nelle organizzazioni. Obiettivo professionale: Applicare le mie competenze e la mia passione per lo sviluppo individuale e organizzativo in un contesto stimolante, contribuendo a promuovere il benessere e la sostenibilità. Sviluppo attività professionale e di studio e ricerca nel campo delle relazioni e delle dinamiche nei gruppi di lavoro e nelle organizzazioni. A partire dalla cura dei Laboratori sul rapporto Emozioni-Organizzazione presso l’Università degli Studi di Bergamo e svolgendo molteplici interventi in organizzazioni private e pubbliche, curo le relazioni tra motivazione individuale e lavoro, i processi di guida e coinvolgimento nella relazione capi-collaboratori, il rapporto tra gruppi di lavoro e compito primario nella vita organizzativa. Sviluppando un modello di intervento per lo sviluppo organizzativo definito Internal Coaching che ho concorso a definire e a validare, seguo processi di cambiamento e innovazione nelle organizzazioni. Svolgo, inoltre, attività clinica nel campo dell’educazione e della formazione con un approccio di psicologia clinica. In particolare svolgo consulenza per lo sviluppo individuale, di gruppo e organizzativo. Il mio impegno di studio e applicazione è rivolto agli interventi nei contesti critici dell’educazione contemporanea come la vivibilità, l’ambiente, la cura e la conoscenza; alla ricerca-intervento nell’interdipendenza istituzioni, scuole, famiglie; alle azioni educative e di sostegno individuale e di gruppo nei contesti della cura. Nel mio ruolo di HR Manager ho avuto l’opportunità di ricoprire una posizione strategica, contribuendo direttamente alla crescita e all’efficienza organizzativa. Mi sono occupata di gestire e sviluppare le risorse umane, guidando processi complessi legati al reclutamento, alla selezione e all’inserimento di personale qualificato, con l’obiettivo di attrarre talenti in linea con le esigenze aziendali, promuovendo la loro integrazione efficace nel contesto lavorativo. Ho dedicato particolare attenzione alla progettazione e al coordinamento di programmi di formazione strutturati, pensati per sviluppare le competenze professionali e trasversali dei collaboratori, favorendo così il miglioramento delle performance individuali e collettive. Al contempo, ho definito e monitorato indicatori chiave di performance (KPI), assicurandomi che le attività delle risorse umane fossero sempre allineate agli obiettivi strategici dell’azienda. In momenti di cambiamento organizzativo, ho svolto un ruolo centrale, supportando il top management nella pianificazione e nell’implementazione di progetti di riorganizzazione. Questo mi ha permesso di contribuire alla costruzione di un clima aziendale positivo, in cui i dipendenti hanno potuto affrontare i cambiamenti con fiducia e motivazione. Infine, ho promosso l’innovazione nei processi HR, introducendo soluzioni innovative per ottimizzare la gestione operativa e migliorare l’efficienza generale. Questo approccio mi ha permesso di coniugare una visione strategica a un’efficace esecuzione operativa, apportando un valore concreto e misurabile all’organizzazione.

In una sera di settembre di 5 anni fa abbiamo avuto la possibilità di creare un evento particolarmente significativo, nato dalla congiunzione tra ricerca letteraria e poetica di uno dei più grandi scrittori italiani, Daniele Del Giudice, e un luogo come il Museo dell’Aeronautica Gianni Caproni di Trento. Questo evento è stato voluto in occasione della pubblicazione de I Racconti dello scrittore scomparso il mese scorso.

La decisione di scegliere il Museo Caproni è stata dettata dalla passione di Daniele Del Giudice per il volo, una delle fonti principali della sua ricerca letteraria, considerando il volo una metafora della vita.

Del Giudice scrive nel suo libro Staccando l’ombra da terra “Il volo migliore è senza dubbio quello della mente, non richiede mezzi di trasporto sofisticati né brevetti o abilitazioni, ma soltanto l’attitudine ad essere piloti di sé stessi, della propria fantasia.”

Dell’intera opera di Del Giudice, ripercorsa in questo numero di Passion&Linguaggi, si possono segnalare molteplici aspetti, consideriamone alcuni seguendo una delle tante piste possibili, decisiva per l’ispirazione e la poetica narrativa dell’autore, come egli stesso scrive: “La metamorfosi che trasforma a ogni decollo il metallo in aeroplano e le manovre di volo in manovre della vita”.

Nelle sue opere si incontra una ricerca rigorosa del linguaggio che si può paragonare al rigore del volare. L’espressione “venire al linguaggio” è un filo conduttore della narrativa di Del Giudice. Così come l’attenzione per l’errore e quella per la precisione sono caratteri essenziali del volo, per lo scrittore lo sono nel fluire della sua narrazione.

Immergendosi nella lettura delle sue parole si può cogliere l’importanza del rapporto tra uomo e macchina nel volo. Quella particolare fusione, fra pilota e aereo, è un altro aspetto dello stile narrativo che Del Giudice ci consegna con un corpo a corpo del linguaggio, reso essenziale senza mai concedere nulla ad eccessi sentimentali e descrittivi, che ancora una volta richiamano una fusione che è bene espressa in un sogno narrato, quello di nascere aereo.

La limpidezza dello scorrere dei pensieri che si fanno linguaggio, sia nella forma racconto che nei romanzi, è uno dei codici distintivi della forza narrativa di Del Giudice. Abbiamo voluto presentare i dialoghi che alcuni lettori appassionati delle opere dello scrittore hanno stabilito con un’opera, individuata secondo la propria vocazione prevalente. Ne emergono delle narrazioni calde, vive, come accade anche con le fotografie che un costante osservatore e amico di Daniele Del Giudice ha realizzato negli anni. Quello che conta, tra l’altro, è l’evidenza della capacità della narrazione di fecondare pensieri che vanno dalla scienza, alla letteratura, alla quotidianità. Proprio la letteratura, e il linguaggio in particolare, sono stati i tratti caratterizzanti del percorso coerente e profondamente selettivo di Del Giudice. Attendere l’uscita di un suo racconto o di un suo libro, per un quarto di secolo, è stato motivo di attenzione e di meraviglia per i modi coinvolgenti e i temi densi di vita e capaci di parlare al presente che ne sarebbero scaturiti. 

Densi e inafferrabili, come la vita, i suoi percorsi narrativi hanno sempre la capacità di trasformare la materia e la tecnica in poesia. È quel che si verifica ancora una volta in un racconto, Di legno e di tela, dove la consistenza e la fragilità, la vulnerabilità e le potenzialità delle macchine per volare coesistono, come accade nella vita.

Ci saranno nel tempo approfondimenti e studi sull’opera di Daniele Del Giudice, ma una delle costanti del suo lascito sarà il dialogo che la sua opera narrativa riesce a stabilire con il lettore. Proprio quella esperienza che connette la letteratura e la vita abbiamo voluto proporre con questo numero di Passion&Linguaggi.   

Nella narrativa di Del Giudice, infatti, si rivela la purezza e l’esperienza esistenziale del narrare e del volare che connettono l’inizio e la fine, ogni volta che consentono di sentire la vita al massimo grado come accade con il nascere e il morire. 

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