Sten Nadolny, La scoperta della lentezza, Garzanti, Milano; molteplici edizioni e traduzioni.

Autore

Ugo Morelli
Ugo Morelli, psicologo, studioso di scienze cognitive e scrittore, oggi insegna Scienze Cognitive applicate al paesaggio e alla vivibilità al DIARC, Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II di Napoli; è Direttore Scientifico del Corso Executive di alta formazione, Modelli di Business per la Sostenibilità Ambientale, presso CUOA Business School, Altavilla Vicentina. Già professore presso le Università degli Studi di Venezia e di Bergamo, è autore di un ampio numero di pubblicazioni, tra le quali: Mente e Bellezza. Arte, creatività e innovazione, Allemandi & C, Torino 2010; Mente e paesaggio. Una teoria della vivibilità, Bollati Boringhieri, Torino 2011; Il conflitto generativo, Città Nuova, Roma 2013; Paesaggio lingua madre, Erickson, Trento 2014; Noi, infanti planetari, Meltemi, Milano 2017; Eppur si crea. Creatività, bellezza, vivibilità, Città Nuova, Roma 2018; Noi siamo un dialogo, Città Nuova Editrice, Roma 2020; I paesaggi della nostra vita, Silvana Editoriale, Milano 2020. Collabora stabilmente con Animazione Sociale, Persone & Conoscenza, Sviluppo & Organizzazione, doppiozero, i dorsi del Corriere della Sera del Trentino, dell’Alto Adige, del Veneto e di Bologna, e con Il Mattino di Napoli.

Nel suo libro, definito un finissimo romanzo sul tempo, la lentezza diviene l’arte di dar senso e valore al tempo e alla vita. A distanza di anni dalla sua pubblicazione e dopo tante edizioni e traduzioni, si sente di fare un bilancio: l’umanità ha imparato a fermarsi per pensare?

Direi proprio di no. Semmai è accaduto il contrario.

Eppure, lei aveva ben individuato e descritto il fatto che lo spirito dell’iniziativa è strettamente connesso al non avere fretta…

Eh!, sì nonostante il protagonista e la sua storia. A dieci anni, infatti, John Franklin (1786-1847), colui che sarà destinato a diventare uno dei più grandi esploratori artici inglesi, non riusciva ancora ad afferrare la palla che gli lanciavano i compagni. Capisce, non capisce. Rimugina parole. Stenta a esprimersi. Un disadattato, si direbbe. Eppure, John riflette, accumula nella memoria, costruisce dentro di sé, lentissimamente, una sicurezza incrollabile.

E poi come va a finire?

A quattordici anni è pronto per iniziare l’inarrestabile ascesa che lo vedrà ufficiale di marina sulle prestigiose navi da guerra britanniche, poi al seguito di spedizioni scientifiche nell’Artico canadese; quindi, per sei anni pacato governatore della colonia penale della Tasmania ed esploratore del leggendario passaggio a nord-ovest…

Il suo messaggio rimane valido tuttora?

Più che mai! Ho voluto irridere alla cieca convulsione del nostro vivere attuale, con la precisione e il piglio che sono nella migliore tradizione letteraria a cui appartengo, quella di lingua tedesca. Come ha scritto di me Oreste del Buono: «Nadolny è uno scrittore di finezza, capziosità e suggestioni poetiche rare. La sua prosa è una continua sorpresa e la lentezza diventa, di segmento in segmento vissuto, un’avventura coinvolgente».

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