Ugo Morelli: L’ipotesi portante di tutto il suo lavoro di ricerca e anche di questo libro è la proposta della condizione femminile come elemento analizzatore dell’intera nostra società. Non solo una metafora, ma una concreta e precisa via di analisi e intervento…
Chiara Bottici: Nessuna donna sarà mai libera se ogni altro essere vivente non lo sarà. Abbiamo bisogno di un approccio multiforme al dominio che sia in grado di tenere insieme voci diverse, egualmente finalizzate allo smantellamento dell’oppressione.
UM: Lei ha formulato un neologismo, “anarcafemminista”…
CB: Le parole e il linguaggio sono importanti. Concorrono a performare la realtà e i fenomeni sociali, come ci ricorda da tempo anche Judith Butler. Solo un pensiero anarcafemminista è in grado di rispondere alle sfide del nostro tempo perché tiene insieme la specificità dell’oppressione delle donne e la convinzione per cui la lotta contro questa specifica oppressione richiede di affrontare anche tutte le altre.
UM: Non possiamo, quindi, separare la lotta per l’emancipazione femminile dall’impegno per tutte le altre forme di oppressione…
CB: Il femminismo non è un movimento che ha a che fare solo ed esclusivamente con ‘questioni di donne’. Costituisce, piuttosto, una forma di critica dell’ordine sociale nella sua globalità.
UM: Può aiutarci a comprendere meglio e in che senso?
CB: L’impegno all’emancipazione femminile e all’affermazione del valore dei codici affettivi materni e femminili può consentire di affinare la concezione dell’oppressione attraverso un’analisi dei modi di dominio interiorizzati e di decostruirli.
UM: Lei propone una teoria filosofica radicale.
CB: Non penso sia possibile affrontare la complessità dei problemi diversamente. La mia ipotesi è ispirata a due affermazioni principali: la prima è che c’è qualcosa di specifico nell’oppressione delle donne; la seconda è che, per combatterla, dobbiamo districarci tra tutte le altre forme di oppressione e dall’antropocentrismo che le caratterizza.

