Scrive per noi ormai da molto tempo, ma non abbiamo mai avuto modo di conoscere chi è
Biancaneve. Una ragazza di 18 anni, che da quando ne ha 12 scrive. Mette su carta i pensieri
che poi via via si trasformano in poesie. Inizia a cercare come sentirsi meno sola in un
mondo apparentemente solo per adulti ed è attraverso i social che conosce le community di
poeti.
Partecipa a numerosi Poetry Slam, e vince. Le sue poesie toccano la sensibilità di molti, i
giovani si riconoscono nelle sue parole, sentono che lei è riuscita a mettere su carta i loro
stati d’animo.
Quale è stato il tuo approccio ai Poetry Slam?
Li ho scoperti grazie ai social e ho deciso di provare. Ho iniziato a Trento fino ad arrivare agli
Under 21 nazionali in Italia, più precisamente a Milano Lainate. Sono andata rappresentando
il Trentino ed eravamo in 12. Sono arrivata seconda, ero felicissima. Caspita! Se fossi arrivata prima, sarei dovuta andare ad Agrigento a fare le finali nazionali.
Ci puoi aiutare a capire come si svolge l’assegnazione del punteggio?
Per la giuria scelgono delle persone a caso nel pubblico, gli forniscono una lavagnetta e
ciascun giurato deve dare un voto da 1 a 10, con massimo un decimale. Perché siamo poeti,
non matematici!
Al termine della lettura delle poesie alzano le lavagnette, il voto più alto e il voto più basso si
tolgono, così da fare una media, come nelle gare dei tuffi, anche se probabilmente nessuno
lo sa.
Ci sono tre manche, quindi di solito, di mance in manche, la giuria cambia. Ovviamente non può votare una persona che conosce anche un solo concorrente in gara, altrimenti si andrebbero a creare favoritismi.
Sono voti soggettivi, in quanto non hai di fronte una persona che ne sa qualcosa di poesia.
Però è anche quello il bello, perché la poesia in sé è soggettiva.
Poi lo slam è stato fatto più per creare delle serate in cui si riporta in vita un po’ la poesia. È
più un gioco che una vera e propria competizione.
Un ritorno alla poesia…
Sì. Conoscere persone che magari vengono da fuori, che hanno la tua stessa passione, è questo il bello.
Negli slam ognuno porta tre poesie e si ha un massimo di tempo di tre minuti e se vai oltre hai una penalità, quindi ti tolgono dei punti. La terza poesia la reciti se vai in finale.
Io di solito non la porto mai, perché dico: “Non arriverò mai in finale”.
Come faccio se arrivo in finale? Ne ripesco una e dico “Dai, potremmo fare questa”. È sempre molto divertente, perché a mente non me le ricordo mai. Sono sempre indecisa, mi chiedo quale potrei
recitare, quindi mi affido a ciò che sento in quel momento.
Prima di recitare le poesie hai un minuto di tempo per presentarle oppure per presentare te
stessa. Io sono una frana. Inizio con un “Ciao” imbarazzato. Invece ci sono delle persone che lo fanno molto, molto bene.
La poesia puoi leggerla, interpretandola ovviamente, perché se la leggi con pathos vale tanto anche nei voti, oppure si può
impararla a memoria. Io non sono ancora arrivata ad essere sicura di recitarla a memoria. Magari
la so bene, la ripasso, però non avere il foglio mi sembra proprio di togliere una parte di
me, perché sono tanto legata alla carta e al leggio in sé.
Chi organizza questi eventi?
Ci sono delle compagnie di poesia. A Trento abbiamo la Trento Poetry Slam o Altroverso.
E sono legati, penso, a dei bar o comunque si mettono d’accordo con dei luoghi per fare uno slam. La Trento Poetry Slam solitamente li fa in Bookique.
Una volta, Altroverso, aveva un posticino benissimo, che era vicino a Port’aquila. Non credo abbia un nome. C’era un piccolo palco, super intimo, e io ho fatto solo uno slam a
dicembre 2023 ed è stato proprio bello.
Poi hanno dovuto spostarsi, un po’ mi manca.
In Bookique è bello, ma molto confusionario perché lo spazio è piccolino, poi si riempie e
diventa pieno di persone. C’è un palchetto e poi preparano i drink e vendono da mangiare.
Secondo te cosa avvicina così tante persone giovani a degli eventi, soprattutto di poesia?
E’ impressionante immaginare, cioè vedere quante persone ci sono, soprattutto giovani.
Secondo me il fatto che è qualcosa di nuovo, infatti la maggior parte delle persone con cui parlo non hanno la minima idea di cosa sia uno slam. Dunque la curiosità di vedere e sentire qualcosa di nuovo, di passare una serata diversa in cui si può ascoltare delle persone che è come se andassero sul palco nude, in quanto spesso portano tematiche molto consistenti.
Ci sono anche poeti che portano poesie comiche. Io sono solita a portare poesie “serie”, a carattere riflessivo e talvolta quando le leggo mi sembra che il pubblico abbia l’impressione di sentirsi capito. Molte volte mi è capitato che qualcuno venisse da me, anche se io non sapevo chi fosse e mi dicesse: “Guarda, hai proprio descritto come mi sento in questo periodo”.
Questo aspetto mi fa venire in mente ogni volta che tu invii il pezzo per la rivista. La prima che lo leggo sono io, per il fatto che hai il mio contatto e quindi lo invii a me. E io rimango sempre tra lo stupito, il folgorato, mi lasci giorni e giorni di riflessioni dopo che leggo i tuoi pezzi. Effettivamente c’è una sorta di tentativo di rispecchiamento, perché in alcune parti mi ritrovo, oppure proprio nel mio caso una lettura forse più clinica nel senso che vado oltre le parole. A me sembra di vivere le sensazioni che tu esprimi mentre scrivi, mentre io leggo le cose che tu scrivi. E’ vivere una parte, riscoprire una parte di se stessi o riconoscersi in alcuni passaggi. Da questo confronto ho capito che non solo a noi, ma anche per le persone che leggono le tue poesie, accade sistematicamente un rispecchiamento. Anche il pubblico che partecipa a questi Poetry Slam fanno questo tipo di riflessione, anche di riconoscimento in quello che tu dici. Mi stai confermando che molto spesso è così?
Spesso sì, dipende un po’ dalla serata. Questo sì. Ci sono luoghi in cui hai più facilità di trovare un pubblico affine a te.
A me è successo al Wilkinson, a Lainate, a Verona… e lo senti dall’atmosfera, è diversa, senti che se sono venuti lì esclusivamente per sentir poesia. È capitato che invece ci fosse un pubblico che apparentemente non avesse voglia di mettersi a pensare a ciò che dicevo o dicevano gli altri partecipanti, non sempre ti trovi davanti persone con una certa sensibilità. Io me la rischio tanto, perché porto sempre poesie forti, sulle quali devi riflettere. Ho scritto una o due volte una poesia comica, però era quel comico che però un po’ ti tagliava, capito? Le persone che vengono sono speciali perché invece di andare a passare il sabato sera in discoteca, vengono ad ascoltare uno slam, credo dunque che ti proietti con l’idea che vuoi ascoltare poesia.
Sto notando questa controtendenza nei giovani. Adesso generalizzo, stiamo parlando di numeri non così grandi, non stiamo parlando di masse, ma sempre di più secondo me c’è quasi la consapevolezza di voler cercare risposte a questioni psichiche che ognuno di loro vive.
Anche quando parli dell’ironia che tu metti nelle poesie, è un’ironia tagliente, ma che molto spesso veicola molto più forte i messaggi che tu vuoi mandare, che non magari questa serietà anche di narrazione che tu inserisci all’interno delle poesie. La densità dei contenuti che tu inserisci all’interno di una poesia sono, come dicevi tu, così forti che molto spesso le persone non riescono a rielaborare subito, ma io credo che sia come piantare un seme nella terra, ci vuole del tempo affinchè fiorisca.
Quindi molto spesso io credo che le persone ascoltano e poi riflettono successivamente, che è un po’ quello che accade in tutti i contesti educativi o di condivisione.
Ma la cosa che mi interessa proprio di più è, quindi a parte appunto questo mio forse tentativo
di trovare una giustificazione a questa, come dicevamo prima, questa ignoranza che sta colpendo la società oggi, quando io vedo e quando tu mi racconti appunto di questo pubblico che viene ad ascoltare è quasi una speranza che l’umanità non è perduta. Come dicevamo non è la serata goliardica che tu passi con gli amici. E quindi a questo punto io vorrei chiederti una cosa: mi piacerebbe sapere come tu ti sei avvicinata alla poesia, perché tu hai iniziato molto molto giovane, anzi giovanissima…
Ho iniziato durante la quarantena nel periodo del Covid, avevo 12 anni, ero minuscola.
Quel periodo che parlavi con qualcuno sì ma
per telefono, e io ho sentito tanto ciò, perché sono una persona affettiva, che ha bisogno di contatti, di stare con le persone, di uscire, di vedere il mondo.
Stare tra le mura di casa 24/24, senza nemmeno andare a scuola, vedere la mia classe delle medie a cui ero molto legata e di cui ho un bel ricordo è stato difficile.
Sentivo che dovevo parlarne con qualcuno, però ero molto chiusa. Iniziare a scrivere, quindi, è stato più una sorta di autoanalisi di me stessa inizialmente, per cercare di capire che cosa succedesse. Non mi spiego ancora il motivo del bisogno di scrivere.
Non ho iniziato subito con la poesia ma con il diario, poi con i testi…
Inizialmente li ho tenuti per tanto tempo per me. Ho scritto ancor più post quarantena, quando siamo potuti uscire, perché era tutto diverso, non era il mondo che mi ricordavo.
In particolare è stato difficile il ritorno a scuola, ho sentito tantissimo l’uso della mascherina, lo stare lontani, non poter abbracciarsi; la scrittura è stata proprio la mia salvezza, era come se io sentissi un campanello d’allarme e dicevo “Ok scrivo e sto bene, mi sento meglio”.
Poi ho iniziato a pubblicare dei piccoli testi su Instagram, in cui non parlavo necessariamente di me.
E’ stato divertente quando ho iniziato a scrivere poesie, perché non sapevo di scrivere poesia. E’ capitato che un giorno stavo scrivendo un testo, ho detto “Suona meglio se vado a capo,
se lascio una frase piccola, breve, densa di significato, e vado a capo”.
Siccome avevo 12 anni, le mie poesie non venivano sempre prese bene e quindi magari mi rispondevano a qualche storia con: “C’hai
12 anni, di cosa vuoi parlare?”.
Ho continuato anche a scrivere in prosa, soprattutto storie, più che un libro. Mi piacerebbe
scrivere un libro e sono certa che un giorno ce la farò.
Avevo iniziato anche a fare TikTok a tema poesia, solo che non arrivavano così tanto, perché i social sono sopratutto balletti, beauty, makeup… la poesia non va così tanto.
Rimanevano comunque alcune persone che mi scrivevano, dicendomi: “Io mi ci ritrovo in quello che dici tu”.
E grazie ai social, ho avuto il mio debutto a Roma. Ho partecipato ad un contest organizzato da una ragazza poeta famosa grazie a TikTok e l’ho vinto. Si trattava di un evento diverso, organizzato nel quartiere di Testaccio a Roma. L’avevo fatto un po’ per scherzo, era l’estate del 2023 e
ho pensato: “Non credo che mi selezioneranno”. Poi il pensiero è cambiato in: “Quindi devo andare a Roma, cosa faccio?” anche perché prima di Roma non mi ero mai esibita su un palco.
Sul palco avevamo ben 10 minuti, poi erano scesi a 5 per motivi organizzativi.
Durante questa occasione ho conosciuto molte persone, anche la ragazza che aveva organizzato il tutto, che per me era proprio un’ispirazione, andava anche nelle scuole a parlare di poesia.
La senti tutt’oggi?
No, abbiamo perso i contatti, so che sta viaggiando molto.
Ammetto, è d’ispirazione per me a livello poetico, poi non l’ho conosciuta molto di persona.
Ho fatto amicizia anche con un’altra ragazza di Roma, ma purtroppo non scrive più, mi è dispiaciuto un sacco, perché era bravissima. Si è data alla musica.
La scuola valorizza questa tua passione?
livello scolastico, sì e no, è capitato quest’anno che una nuova professoressa mi ha detto:
“Goditelo questo momento perché poi cresci e non c’è più”. Anche lei scriveva poesie e ora
non lo fa più. Poco incoraggiante direi.
Pochi professori mi hanno chiesto di leggere qualche poesia e a due ho dato anche il mio
libro (Biancaneve, Uno spiraglio di luce al giorno; Aletti Editore).
Mi piacerebbe essere riconosciuta per qualcosa che faccio oltre alla scuola, delle volte sono occupata con qualche evento.
La mia professoressa di storia del biennio, che adoro, mi ha sostenuta molto e oggi grazie a lei scrivo per il giornalino della scuola. Ogni mese mando una poesia in base ad un tema. E’ capitato che delle ragazze della scuola mi dicessero: “Ma tu sei Biancaneve!” ed è bellissimo quando accade perché io non so chi siano loro, però loro sanno chi sono io.
Spesso mi hanno detto: “Ma tu scrivi delle cose bellissime”.
Secondo te cosa significa per un giovane avere l’identificazione con una coetanea che scrive poesie e quindi ti riconoscono nel ruolo di poeta?
Allora…
Mi capita spesso di essere sia con persone della mia età, ma anche con persone molto più
grandi di me, per esempio negli Slam , e li vedo proprio dagli occhi. È come se mi guardassero e in qualche modo dicessero: “Tante cose le avrei volute dire io, però non ce l’ho fatta…”.
Ecco, la frase che mi dicono più spesso è: “È strano essere completamente capita
da una sconosciuta, da una persona che non sa cosa sto provando. Tu sei riuscita a dire
quello che non sono mai riuscita a dire, oppure a farmi capire quello che non sono mai
riuscita a capire”.
E se dovessi dare un consiglio ai giovani? Hai iniziato in maniera inconsapevole coltivato la tua passione, ma non lo fai perché segui delle logiche. Non ti fa influenzare dai tempi. Tu scrivi queste poesie quando senti che è il momento di scriverle. Quindi tu stai vivendo la tua passione.
Allo stesso tempo molto spesso gli altri non riescono a farlo.
Immaginando di lanciare un messaggio ai giovani, ai tuoi coetanei o anche a giovani più o meno grandi di te…
Sicuramente di provare! Di non credere alle persone che ti dicono “Non ce la farai mai, è una
cosa troppo grande”, perché magari lo è ma magari no, e provare alla fine non costa niente.
Almeno per capire se quella cosa ti piace davvero. Perché non è detto; anch’io
ho conosciuto degli ambiti della poesia che non fanno per me, non mi piacciono, però se non
provi, non tenti, non credi in te stesso, non lo saprai mai e avrai sprecato un’occasione. Quindi è importante inseguire i propri sogni, senza vergognarsi. Ho conosciuto molte persone che
mi hanno detto che scrivono ma si vergognano.
Perché? Di cosa? Di chi? Verso chi?
Perché intanto tu sei riuscita a rielaborare in parole quello che è, ciò che vivi, ciò che senti, ciò che provi, ciò che osservi. Gli altri no. E quindi chi è che si deve vergognare?
Chi riesce a farlo o chi invece non riesce a farlo?
E allo stesso tempo tu riesci a dar voce e ad aiutare le persone a capire quello che loro non riescono a dire. O non riescono a essere capite per quello che stanno vivendo e tu riesci a tradurlo in parole.
Questo penso sia la cosa più bella.
Quindi io credo che possiamo aggiungere, concludendo, che la poesia ha un valore importante: non si rivolge solo ai coetanei o ai giovani, ma a un pubblico di persone che queste cose le vive tutta la vita e grazie alla poesia può trovare un senso a ciò che sente.

