«Non ne trovo traccia
Venne da me apposta
(di questo sono certo)
per farmene dono.
Non ne trovo più traccia.
Rivedo nell’abbandono
del giorno l’esile faccia
biancoflautata…
La manica
in trina…
La grazia,
Così dolce e allemanica
nel porgere…
Un vento
d’urto – un’aria
quasi silicea agghiaccia
ora la stanza…
È lama
di coltello?
Tormento
oltre il vetro ed il legno
-serrato – dell’imposta?
Non ne scorgo più segno.
Più traccia.
Chiedo
alla morgana…
Rivedo
esile l’esile faccia
flautoscomparsa…
Schiude
– remota – l’albeggiante bocca,
ma non parla.
Non può
– niente può – dar risposta
Non spero più di trovarla.
L’ho troppo gelosamente
(irrecuperabilmente) riposta».
Giorgio Caproni, Res amissa
Cosa è andato perduto? La capacità di esserci e non esserci, strettamente connessa alla simbolizzazione, è inossidabile? Possiamo giocare tra presenza e assenza del corpo senza conseguenze per la relazione? Nella Dama con l’ermellino di Leonardo da Vinci, la presenza e l’assenza, il qui e l’altrove, emergono in tutta la loro complessità, e sono i corpi a mostrare l’irriducibile.
Quando la relazione si priva dei corpi, o meglio della presenza carnale dei corpi, consegnandosi ad una presenza solo virtuale, l’effetto paradossale può essere quello efficacemente rappresentato dalla vignetta del New Yorker.

Siamo di fronte a un limite intrinseco e costitutivo di ogni sistema, quello digitale compreso, come ha mostrato efficacemente Massimiliano Luca nel numero 61, marzo 2026, di Passion&Linguaggi Il recinto di Turing. Dove l’algoritmo incontra l’impossibile. La neutralizzazione della presenza dei corpi crea un sistema. In quel sistema si sviluppa un thinkframe le cui caratteristiche sono la distanza corporea; la neutralità del campo affettivo; la deresponsabilizzazione della postura fisica; l’indifferenza dei modi di presentare sé stessi (chi non conosce la situazione per cui in un collegamento online si indossa magari la giacca e la cravatta sopra e la tuta o il pigiama sotto?); la fungibilità dello sfondo, e così via. La mediazione digitale, insomma, ridefinisce la percezione di sé, la percezione dell’altro e i significati stessi della relazione, essendo fondata su una diversa grammatica, su una diversa sintassi e una ancor più diversa semantica affettiva. L’intero sistema del linguaggio dei corpi in relazione non scompare, come potrebbe, ma ne risulta trasformato. Si immagini un bambino che nasce in un luogo dove acquisisce, nei primi due anni, le basi della lingua madre; migra poi in un altro luogo e impara e usa fino a età adulta la nuova lingua che diventa la sua lingua; poi torna nel luogo natio dove incontra tutti i disagi derivanti da una lingua di cui coglie le vestigia e le possibilità ma che trova sostanzialmente inaccessibile. Nel caso delle relazioni basate sulla distanza virtuale e sull’affermazione diffusa dei thinkframe relativi, gli effetti sull’affettività possono portare all’indifferenza di non pochi fattori costitutivi delle relazioni intersoggettive, con le conseguenze dell’affermazione di esiti indesiderati, come l’inabilità corporea ed emozionale a elaborare e vivere la presenza. Può accadere, insomma, che la presenza così ben riposta e nascosta, risulti alla fine non più trovabile.

