Andri Snaer Magnason, Il tempo e l’acqua, Iperborea, Milano 2020

Autore

Ugo Morelli
Ugo Morelli, psicologo, studioso di scienze cognitive e scrittore, oggi insegna Scienze Cognitive applicate al paesaggio e alla vivibilità al DIARC, Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II di Napoli; è Direttore Scientifico del Corso Executive di alta formazione, Modelli di Business per la Sostenibilità Ambientale, presso CUOA Business School, Altavilla Vicentina. Già professore presso le Università degli Studi di Venezia e di Bergamo, è autore di un ampio numero di pubblicazioni, tra le quali: Mente e Bellezza. Arte, creatività e innovazione, Allemandi & C, Torino 2010; Mente e paesaggio. Una teoria della vivibilità, Bollati Boringhieri, Torino 2011; Il conflitto generativo, Città Nuova, Roma 2013; Paesaggio lingua madre, Erickson, Trento 2014; Noi, infanti planetari, Meltemi, Milano 2017; Eppur si crea. Creatività, bellezza, vivibilità, Città Nuova, Roma 2018; Noi siamo un dialogo, Città Nuova Editrice, Roma 2020; I paesaggi della nostra vita, Silvana Editoriale, Milano 2020. Collabora stabilmente con Animazione Sociale, Persone & Conoscenza, Sviluppo & Organizzazione, doppiozero, i dorsi del Corriere della Sera del Trentino, dell’Alto Adige, del Veneto e di Bologna, e con Il Mattino di Napoli.

Che senso ha una lettera al futuro, come quella che lei ha scritto su una lapide per commemorare pubblicamente il primo ghiacciaio islandese scomparso? 

L’Okjökull è stato il primo ghiacciaio islandese a perdere il titolo di ghiacciaio. Nei prossimi ducento anni tutti i nostri ghiacciai potrebbero seguire la stessa sorte. Questo monumento è la testimonianza che sappiamo cosa sta avvenendo e cosa bisogna fare. Solo voi sapete se lo abbiamo fatto”. 

Prima di allora cosa succederà? 

Ho voluto narrare la mia esperienza di soglia. Siamo tutti su una soglia e non sempre ce ne rendiamo conto. Noi stessi osserviamo già che non solo noi modifichiamo, spesso in modo distruttivo, l’ambiente, ma è l’ambiente a plasmare noi” 

L’ambiente, quindi, non è quella cosa che se ne sta là fuori, non è solo tutto quello che ci circonda? 

E’ evidente che non è così. Non solo perché l’ambiente che abbiamo è ciò che ne facciamo del mondo intorno a noi, ma anche perché ciò che chiamiamo ambiente entra in noi in tutti i modi, col respiro, col cibo, con le malattie, con il comportamento di altri animali che come noi e prima di noi popolano la Terra. Nel momento in cui assistiamo all’aumento delle temperature e del livello dei mari, allo stravolgimento chimico delle loro acque provocato dalle attività umane; mentre distruggiamo ecosistemi millenari e erodiamo terre abitabili e coltivabili costringendo a migrazioni dolorose milioni di persone, ce ne restiamo immobili, a guardare”. 

E perché ce ne restiamo immobili? 

Forse perché quei duecento anni li sentiamo lontani e continuiamo a difendere questo ordine che ci sembra l’unico possibile. Le informazioni scientifiche non riescono a toccarci emozionalmente e cognitivamente”. 

Una grande domanda è come mai non riescono a toccarci… 

Provo a rispondere in questo libro, a questa domanda inquietante. Un’ipotesi è che il passato collettivo, i miti dello sviluppo che abbiamo creato, e soprattutto il mito della suepriorità umana, devono essere rielaborati perché ora fanno da ostacolo ad accedere alla consapevolezza del presente. Solo la memoria lunga, miti e immaginazioni inediti e narrazioni adeguate potranno dare un’anima e nuovi significati a una vita all’insegna del limite come possibilità”. 

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