Numero 20 - Ottobre 2022

Simboli e potere

Fotografia Olivo Barbieri_ site specific_BRASILIA 09

Ogni esercizio del potere richiede pratiche simboliche e ogni modello simbolico sottende un modello di potere. Ciò vale dall’esperienza del mondo classico, con particolare riferimento alla Roma...

Potere quotidiano

Sollevo lo sguardo e la vedo arrivare quando ancora è in fondo alla piazza. Ho giusto un attimo per salvare il file,...

La bellezza dell’insignificanza e di chi sa coglierla come arte

Ogni mattino curavo la pelle mia, stavo attenta ad ogni dettaglio,  mi assicuravo che la crema...

Un rapporto illusorio e molto pericoloso

Con il tramonto delle ideologie e il predominio dei cosiddetti leader, il simbolo finisce per confondersi con il...

A proposito dell’irriducibile potere dei simboli…

Che il potere, da qualunque ottica lo si prenda in considerazione e con qualunque occhio lo si guardi, abbia bisogno di simboli...

Tra paura e protezione: per una simbologia del potere mafioso

Non c’è potere che, per espandersi o per resistere, non necessiti di un elaborato strumentario simbolico . Nella celebre classificazione delle forme di potere, Max...

La simbologia come strumento privilegiato del potere

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Dalle intermittenze mestiche al recupero organico al lacerto intenzionale, i rapporti fra potere e memoria continuano a fare della simbologia in tutte...

Breve fenomenologia di un’inclusione escludente ovvero la tirannia del simbolico come nuova forma del...

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Paolo Delle Monache Frantz Fanon, nato nella Martinica – ex colonia francese –, si è adoperato fino alla morte...

La vignetta di Pietro

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Bazar della mente

Bernard Stiegler, La miseria simbolica e l’epoca iperindustriale, Meltemi

Chi legge i suoi libri non può non apprezzare il linguaggio radicale relativamente all’analisi del contesto nel...

Piccolo dizionario

Parole a perdere

Viviamo senza sentire sotto di noi il paese

Osip Ėmil’evič Mandel’štam

Viviamo senza sentire sotto di noi il paese

a dieci passi le nostre voci sono già belle e sperse

e dovunque ci sia spazio per quattro chiacchiere

si dà una mezza conversazioncina

là ti ricordano il montanaro del Cremlino

le sue tozze dita come vermi grassi

come pesi di ghisa le sue parole esatte

se la ridono gli occhioni di blatta

e rilucono i gambali dei suoi stivali.

Attorno una masnada di gerarchi dal collo fino

i favori di mezzi uomini sono il suo trastullo

chi fischia, chi miagola, chi frigna

lui solo spauracchio e picchia

un decreto dopo l’altro elargisce come ferro di cavallo

a chi nell’inguine, a chi in fronte, a chi nell’occhio

o al sopracciglio

è una pacchia ogni esitazione che decreta

e un largo petto di osseta.

(novembre 1933)

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