L’insostenibile leggerezza della distrazione

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Erica Dal Pozzo
Erica Dal Pozzo
Erica Dal Pozzo, nata nel 1996, ha conseguito la laurea triennale in Filosofia e, non contenta, ha perseverato sulla strada del lógos ottenendo nel 2020 la laurea magistrale in Scienze Filosofiche, dopo aver discusso la tesi dal titolo "Vis grata puellis: una riflessione filosofica sulla storia e il concetto di violenza sessuale". Alla sua relatrice Prof.ssa Bruna Giacomini deve l'incontro con il femminismo che è diventato presto l'anticamera di una felice ricerca nell'intersezionalitá. Dopo gli studi ha svolto il Servizio Civile Universale come volontaria presso la biblioteca del suo Comune di residenza e ha così approfondito la sua passione per i libri, le storie e la lettura che era già grande ed è diventata così spropositata. Ha poi imboccato una rotta inaspettata ottenendo una borsa di studio presso l'Istituto Oncologico Veneto IRCCS, volta alla formazione sui procedimenti amministrativi di sottomissione di studi clinici al Comitato Etico, al supporto alle procedure di richiesta di farmaci a uso terapeutico nominale e alla gestione organizzativa di unità operativa complessa. Ha approfittato dell'occasione di trovarsi nel complesso ambito ospedaliero per tornare a fare filosofia seguendo il Corso di Perfezionamento in Bioetica, promosso dall'Università di Padova ed è, infine, approdata proprio presso quest'ultima per occuparsi della segreteria scientifica degli studi clinici dell'Oncologia Medica. Pare, però, che non abbia ancora terminato di cercare il proprio posto nel mondo e che lo stia inseguendo anche tra le pagine dei libri che si porta sempre appresso.

Pur facendo fatica a riconoscerne ed elencarne altri, so per certo di avere un grande pregio: sono capace di concentrarmi a lungo, benissimo, su ciò che devo fare. Non funziona sempre, ma quando entro nella bolla posso restarci per ore senza soffrirne affatto.
Eppure sono sempre distratta.
Ci penso spesso, soprattutto quando mi arriva un messaggino sul cellulare che dice “Persa?” se per ore non mi faccio sentire. L’ho coniato io questo uso del verbo “perdersi” per intendere quando finisco nel gorgo variopinto dello scrolling su Instagram e non riesco più a trovare la strada per uscire fuori dai video di gattini, creazioni con il das, 5 easy crochet ideas for beginners e relazioni indignate sulla Palestina; passano così ore intere, senza che io me ne accorga. E quando riemergo mi sento affranta per tutto il tempo sprecato. Mi dolgo di essermi distratta e di non aver passato quei preziosi minuti concentrata su qualcosa.
Di solito finisce in questo modo, con me dispiaciuta e colpevole che rispondo con un laconico “sì” e mi riprometto di non distrarmi più a quel modo per poi ricascarci l’istante successivo o il giorno dopo.
Però, se ci penso bene, io non sono mai distratta mentre faccio qualcosa che non mi permette di accorgermi del tempo che passa, anzi, sono proprio concentratissima, solo non sul qui e ora.
Se ci facciamo caso distrazione e concentrazione sono tra i concetti che più vanno a braccetto assieme che abbiamo, veri Giani bifronte, effettive due facce della stessa medaglia: quando sono distratta da ciò che mi accade attorno mi accorgo di essere concentratissima su qualcosa d’altro, un pensiero, un dettaglio del legno che ho di fronte, una conversazione che ha smesso di avvenire nel presente, ma che si ripete ancora nella mia mente. Non sono mai davvero intenta a fare niente. La distrazione è un impegno.
Ho due immagini che continuano a tornare mentre ci ragiono. Una viene da Soul, il lungometraggio animato Pixar, l’altra da Now You See Me – I maghi del crimine (riferimenti cinematografici di un certo spessore, me ne rendo conto). Nel primo vengono rappresentate delle persone concentratissime e il loro stato di assoluto impegno viene mostrato con l’aspetto di una bolla blu fluorescente e fluttuante, comoda e accogliente; mentre nel secondo l’intera trama si fonda sul fatto che i furti della banda di prestigiatori siano resi possibili dalla focalizzazione dell’attenzione su un preciso punto che non è quello fondamentale per capire ciò che sta accadendo davvero.
Ci si concentra su una cosa e nel frattempo, proprio in ragione di tale attenzione, non si coglie qualcos’altro, si è distratti.
Non vi è modo per noi di allargare lo stato di concentrazione per escludere la distrazione. Eppure quando somiglio alle persone nelle bolle di Soul provo un senso di meravigliosa pienezza e mi sento una ragazza fortunata e dotata di un enorme pregio quando mi accorgo che posso concentrarmi per ore senza sforzo, mentre quando riemergo dopo essermi  “persa” nel gorgo di internet o in attività oziose, l’unica cosa che sento è un profondo senso di colpa e di vergogna per il tempo perduto e irrecuperabile. Per procedere nella riflessione, permettetemi di specificare un dettaglio importante: non è il mezzo che causa la perdita del tempo il problema qui, la sofferenza non viene dal fatto che ho passato la sera su Instagram invece di dedicarmi ad attività più edificanti. La vergogna e il senso di colpa provengono da una consapevolezza che il dumb scrolling rende solo dolorosamente evidente e cioè che è facilissimo trasformare la distrazione in distoglimento e qui sta il vero, gravoso problema.
Il modo in cui vengono trattate le informazioni, le rappresentazioni e la realtà di ogni giorno  spesso somiglia alle tecniche dei ladri di Now you see me: ci viene detto di guardare la Luna per distrarci dalle dita agili e arraffone che stritolano tutto e ci sottraggono ogni cosa.
Il problema non è mai stata la concentrazione che ci conduce nella bolla à la Soul, quella ci salva, ci vivifica, ci mostra come le nostre passioni unite al nostro tempo (che è l’unica risorsa davvero non rinnovabile su questa Terra) ci permettono di esperire uno stato di benessere che è favoloso e desiderabile. La distrazione che ne deriva ci allontana dai problemi, dalla fatica del campare e ci permette di ritrovare le energie per poter pensare che non è una tragedia irrisolvibile il fatto che domani mattina si ricomincerà con il susseguirsi inesorabile di lavoro, spesa, bollette, pasti da cucinare, persone da accudire, liste di cose da fare.
Il problema sta nella distrazione che si traduce in distoglimento, in quel vano ciclone di notizie, immagini, opinioni che servono solo a risucchiare la voglia di cambiare, di volere di più, di desiderare di meglio e a farla svanire in un vischioso senso di impotenza che fa come il catrame sulle piume: non si toglie mai. 
Quando le azioni che impegnano il nostro tempo non lo rendono più scorrevole, ma lo fanno più inconsistente e leggero sono complici di un furto, ci sottraggono vita ed energia a vantaggio di chi queste illusioni, belle da guardare, ma letali le orchestra.
Ecco dunque che gli scioperi, le vetrine infrante, le proteste, le rivendicazioni, i genocidi in diretta, le guerre e le strategie politiche si trasformano in cartelloni e che qualcuno ci intima “GUARDA QUA, GUARDA LA’, GUARDA DI NUOVO, GUARDA MEGLIO” senza lasciarci il tempo di concentrarci, ma facendoci saltare da un fatto a un altro, sottraendoci il tempo che ci servirebbe per capire, soppesare, elaborare e interiorizzare.
Ci aggrappiamo alle piccolezze facili da cogliere e carpire, in questo marasma di stimoli intricati e impossibili da decifrare, e lasciamo che ci tolgano ancora più tempo perché il solo pensiero della fatica che faremmo per concentrarci un po’ ci spinge a desiderare di non doverlo fare mai, ma proprio mai più.
In questa promessa di lavoro duro, che è garantito sarà gravoso e viene perciò svilito, si perde l’integrità della medaglia e resta una sola faccia, quella della distrazione che truffa.
L’unico antidoto a cui so pensare per questa forma di follia, è quello di tornare a distrarci in qualcosa che valga la nostra concentrazione, recuperare la bolla di Soul, stando bene attente a non farci assorbire così tanto dentro di essa da non saper più uscire (c’è sempre un rischio anche nelle cose belle – il famoso farmakon greco che è cura e veleno) e rendere il tempo che abbiamo denso, pesante, così che scorra veloce sfruttando la gravità, ma senza sfuggirci perché troppo sottile e vuoto.
Ci serve una distrazione che ci concentri e ci permetta di non essere distolte perchè credo che il migliore pregio che abbiamo, come esseri umani, sia quello di saperci concentrare per ore su ciò che ci rende felici e sazi di vita, ingrassando ogni secondo affinchè duri nel suo appartenerci.
Si tratta di una scelta politica, di un posizionamento nell’adesso che rifiuta di lasciarsi corrompere dalla velocità e dalla futilità del distoglimento per prestare attenzione alle questioni fondamentali che possono essere banali o profondissime, purché ci restituiscano la voglia di lottare e le energie per farlo.

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