Ci sarà pure stato un tempo in cui erano parole belle. Fatto sta che sono diventate parole bolle, come le ha definite Neve Mazzoleni. O forse parole bulle. O meglio ancora parole balle. Viviamo un’epoca in cui il linguaggio si corrompe su sé stesso, si macera al suo stesso interno, si ammuffisce nel momento stesso in cui le parole vengono pronunciate. Quel linguaggio, come sappiamo, è l’espressione della nostra esperienza, dei nostri corpi alieni al legame, ripiegati sul proprio individualismo autoreferenziale. La marcescenza si profonde in olezzanti ossimori. Assistiamo così a frequenti manifestazioni di umiltà arrogante. Ci raggiungono da ogni lato manifestazioni di altruismo interessato. Siamo attraversati da esperienze quotidiane di ospitalità escludente, così come ricorre continuamente una concessione di carità autoappagante. Il tutto è servito all’interno di una salsa maleodorante e carsica di malcelato razzismo egalitario: “sono persone anche loro”; “sono uguali a noi”; “dobbiamo tollerarli”; “si devono integrare”, e così via cantando. Ci sarebbe molto da approfondire e da discutere sull’autenticità del cosiddetto altruismo in ogni epoca. Sarebbe insomma necessario approfondire le ragioni per cui, nell’approssimazione con l’altro per sua stessa natura inconoscibile e diverso, è emersa la disponibilità ad ammetterlo nel nostro mondo e ad ospitarlo. O addirittura ad aiutarlo. Se la natura relazionale di noi animali umani ci fornisce le basi per abitare uno spazio noicentrico, quando entra in campo la categoria dei buoni, i buoni a priori, le cose cambiano. Al di là delle intenzioni quella categoria comporta per sua stessa natura la categoria dei cattivi. Emerge così la fallacia costitutiva dell’altruismo. Di quell’altruismo che aveva preteso di negare il necessario sano egoismo come condizione per disporsi in modo da non negare le differenze che l’altro ineluttabilmente porta con sé. Di quell’altruismo che non dovrebbe mai dimenticare, pena corrompersi dall’interno, che si può aiutare solo sé stessi fino a che è possibile e ci si riesce. Che non dovrebbe dimenticare, inoltre, il monito di un grande scrittore come José Saramago: ama il prossimo tuo come te stesso ma non dimenticare che è un altro.
Parole bolle. Di alcune corruzioni dell’altruismo


Illuminante come sempre