Attraversare il dolore: la dinamica del passaggio in “L’imprevedibile viaggio di Coyote Sunrise”

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Francesca Bertasini
Francesca Bertasini
Donna, moglie, madre e insegnante. Dal 2016, ho avuto la possibilità di sperimentarmi in tutti gli ordini scolastici e mi sono sentita a mio agio ovunque. Ho conseguito la laurea triennale in Lettere Moderne nel 2011, la laurea magistrale in Scienze Storiche nel 2014 e infine, non contenta, ho approfondito la mia formazione attraverso il percorso in Scienze della Formazione Primaria, che si è concluso nel 2022. Amo la mia famiglia, il mio lavoro e la persona che sono diventata nel corso di anni. Conservo la mia passione per la letteratura, con un debole per la letteratura per l’infanzia e per l’adolescenza.

In L’imprevedibile viaggio di Coyote Sunrise di Dan Gemeinhart, straordinario libro da annoverare nella letteratura giovanile contemporanea ed edito nel 2021 dalla casa editrice EDT per la collana Giralangolo, il movimento geografico e l’evoluzione emotiva si fondono nel concetto di passaggio: da una stasi soffocante alla riscoperta della vita, dall’infanzia all’adolescenza e, soprattutto, dalla negazione del dolore alla sua elaborazione.

Nel romanzo di Dan Gemeinhart, il viaggio sulle strade d’America a bordo di Yager — un vecchio scuolabus convertito in casa ambulante — è molto più di uno spostamento chilometrico. È la rappresentazione metaforica di un passaggio esistenziale: la transizione necessaria per superare un trauma e ritrovare il coraggio di vivere.

Da cinque anni, la dodicenne Coyote e suo padre Rodeo vivono macinando miglia per gli Stati Uniti. In apparenza la loro sembra una grande avventura libertaria, ma in realtà è una fuga deliberata dal passato: dopo la perdita della madre e delle due sorelle di Coyote in un incidente, Rodeo ha stabilito regole ferree per non soffrire più (niente nomi veri, niente ricordi, niente sguardo all’indietro). Il primo vero passaggio del romanzo avviene quando Coyote scopre che il parco del suo paese natale sta per essere demolito, minacciando di distruggere una scatola dei ricordi seppellita anni prima. Il movimento della narrazione cambia verso: il viaggio non è più un’infinita fuga da qualcosa, ma un percorso mirato verso il proprio passato, verso quella casa che i due superstiti hanno disconosciuto. 

Il divieto di pronunciare i nomi dei familiari scomparsi ha congelato sia Coyote che suo padre in un limbo emotivo e il lungo itinerario su quattro ruote diventa una sorta di spazio di transizione psicologica; per Coyote, attraversare il Paese significa compiere il passaggio dall’obbedienza passiva al padre alla consapevolezza di sé e dei suoi bisogni: capisce che proteggere il padre dal dolore sta distruggendo la loro capacità di ricordare chi hanno amato. A quel punto, guardare in faccia la perdita diventa l’unico modo per scongelare le proprie emozioni, per non inaridirsi completamente. 

L’isolamento di Coyote e Rodeo si rompe man mano che lo scuolabus accoglie nuovi passeggeri, ciascuno in viaggio verso la propria meta o in fuga dai propri demoni. Il bus si trasforma in una comunità temporanea in cui l’aiuto reciproco diventa la chiave per superare i propri ostacoli personali. Nessun passaggio avviene da soli: la guarigione di Coyote passa attraverso l’ascolto e la solidarietà verso le persone incontrate lungo la strada.

L’imprevedibile viaggio di Coyote Sunrise dimostra come il “passaggio” sia, forse per sua stessa natura, un processo faticoso ma quanto mai necessario. Attraversare fisicamente il Paese diventa per i protagonisti l’unico modo per vivere effettivamente il proprio lutto, nella nuova consapevolezza per cui non si può iniziare un nuovo capitolo della vita senza avere il coraggio di attraversare finalmente le ombre di quello precedente.

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