È vero: siamo solo di passaggio. Ma quanti volti possono avere gli svariati passaggi che attraversiamo nel corso delle nostre esistenze?
A volte un passaggio ci serve, ed è semplicemente un movimento che ci accompagna da un punto a un altro nello spazio. Uno strumento tutto sommato insignificante.
Altre volte non ci serve, ma lo scegliamo e lo desideriamo. Un cambiamento sul lavoro, l’apertura a una nuova relazione, l’arrivo di un figlio: andiamo incontro a qualcosa di nuovo che non si realizza da un momento all’altro, ma richiede tempo, pazienza e dedizione. Non ne cogliamo necessariamente un fine, ma siamo disposti ad attraversarlo, aperti all’ignoto verso cui ci condurrà.
Altre volte ancora non lo scegliamo né lo vogliamo, ma ci capita addosso, imposto dalla vita o dalla società, e a quel punto non possiamo che fare appello a capacità che non sapevamo nemmeno di avere per traghettare la nostra zattera verso l’altra riva.
Può travolgerci impetuosamente, impedendoci di ignoralo, oppure può serpeggiare nelle nostre giornate in maniera così graduale che nemmeno ci accorgiamo che lo stiamo vivendo finché non notiamo cambiamenti evidenti.
A volte viviamo in prima persona una trasformazione che consegna una parte di noi al passato, altre volte siamo invece fermi in mezzo a un incrocio a osservare i passaggi degli altri.
In ogni caso, ogni passaggio le sue tracce le lascia, sempre, e con tempi e modalità singolari ci chiede di essere guardato, segnalandoci che potrebbe essere proprio esso, amato o disprezzato, a condurci verso la nostra prossima meta.

