Un passaggio è l’atto di superamento di una soglia. Un atto che ti porta dal punto A al cambiamento. Molti dicono che quello che conta è il viaggio e non la destinazione, ma stranamente, quando si parla di viaggi metaforici – ovvero di esperienze di vita – il focus è il cambiamento, cioè il risultato finale. Forse per un fatto culturale o forse perché involontariamente è quello che ci viene trasmesso dalle generazioni che ci precedono, il cambiamento spaventa e, di conseguenza, anche il percorso che porta ad esso. Appartengo alla categoria di persone a cui il passaggio e il cambiamento incutono timore, o forse lo incutevano. Ma se fosse possibile viverli in modo diverso? Se fosse possibile viverli come un’opportunità, anziché come qualcosa di negativo? Di recente ho avuto la prova che un passaggio può essere un’esperienza incredibile nel senso più positivo del termine. Come ho detto alla persona che ha fatto questo “viaggio” insieme a me, siamo diventate come il primo principio della termodinamica, secondo cui l’energia non si crea e non si distrugge, ma si trasforma. È stato così che da un passaggio con qualche lacrima è nata ufficialmente una delle amicizie a cui tengo di più.
Ma torniamo a noi.
La vita ci mette quotidianamente di fronte a transizioni: che siano facili o difficili, belle o brutte, piacevoli o spiacevoli, prima o poi le dovremo affrontare – quindi, tanto vale prenderle con filosofia.
Chiudo gli occhi, sento il fruscio del vento, il profumo dell’acqua e il calore del sole sul viso. Sono seduta su una tavola da surf e sta arrivando un’onda. Non ho molto tempo per decidere: posso farmi travolgere, finire in una lavatrice e uscirne senza fiato e spaventata, oppure posso decidere di cavalcare l’onda, imparare a conoscere le reazioni della mia mente e del mio corpo. Imparare a controllare il mio baricentro, imparare a gestire la tavola e magari anche a divertirmi nonostante la paura dell’ignoto. Sì, dell’ignoto – perché non sono mai stata su una tavola da surf, ma è così che immagino i passaggi della vita: come la possibilità di arrivare sulla riva sfinita e senza fiato, oppure felice e soddisfatta, anche se magari sono volata in aria insieme alla mia tavola. Comunque ci ho provato e ho dimostrato a me stessa che non mollo, nemmeno con le onde più spaventose.
«Il momento del passaggio è una soglia sospesa: tra il “non più” e il “non ancora” risiede la vera essenza della nostra libertà». (Martin Heidegger, Essere e tempo, 1927).
Quindi, buone onde.

