Oggi vorrei distrarmi un po’, tanto per non pensare troppo…

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Alessandro Cesareo
Alessandro Cesareo
Alessandro Cesareo, studioso di Lettere Classiche, Scienze Religiose, Storia della Chiesa, ha conseguito diversi titoli accademici presso le università di Roma La Sapienza, di Perugia e di Madrid. Attualmente è docente di Letteratura religiosa comparata, Storia della Chiesa moderna e contemporanea, lingua latina e lingua greca presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose Fides et Ratio di L'Aquila, collegato alla Pontificia Università Lateranense. E' inoltre autore di diverse monografie sugli autori classici e sulla metodologia di insegnamento delle lettere classiche, ambito al quale ha dedicato diversi sforzi di ricerca e sperimentazione.

Ci riuscirò? Posso riuscirci, anzi, posso provarci… comunque ne sarà valsa la pena.

Una mente sempre piena, forse troppo piena di cose da fare, la mia, colma di attività, progetti, sogni, immagini, desideri, magari mentre sono al volante della macchina, forse tentato dall’idea di gettare un altro sguardo al cellulare per vedere se ci sono novità, ma il mio ultimo collegamento, guarda il caso, corrisponde a pochi secondi fa.

Vivo praticamente sospeso, non so ancora se nel vuoto o altrove, proprio come se non avessi ancora ben capito che cosa fare, dove andare, con chi stare, con chi trascorrere il mio tempo o facendo cosa… questa può essere definita distrazione?

Eppure, avrei avuto, anzi ho avuto, molte occasioni per riflettere sui miei passi, sui miei sogni, sulle mie attese, ma ancora non ho deciso verso dove andare, cosa fare, su cosa indirizzare le mie energie, ma spero che questo momento di svolta tanto atteso possa arrivare  e  mi rendo conto che molto, anzi moltissimo, dipende da me.

Qualcuno mi ricorda da dove deriva il vocabolo distrazione, dal latino ovviamente, e con quel suffisso dis. Di origine greca, volto ad indicare una componente in qualche modo negativa, oppure un’azione legata al distogliere, al guardare altrove, a non avere lo sguardo sempre fisso nella stessa direzione. 

Il grande Blaise Pascal, per esempio, userebbe, forse per indicare questo stesso atteggiamento mentale, il vocabolo divertissement, che qualcuno fa impropriamente o semplicisticamente coincidere con un’idea generica e confusa di divertimento, inteso come semplice sollazzo spensierato e, quindi, coincidente con la totale assenza di qualsiasi forma di pensiero, ma non sarà forse più stimolante pensare che divertere, ed è l’origine latina del verbo a venirci ancora in aiuto, indichi invece un’esplicita volontà d’indirizzare altrove (rispetto a quanto fatto in precedenza) il nostro sguardo, la nostra attenzione, la nostra… intentio? 

In tal caso, e forse in sintonia con una reale esigenza di profondità di cui l’uomo non può fare a meno e di cui egli stesso avverte l’insostituibilità, non saremmo persone che sono ala ricerca di evasione, quanto, semmai, persone che vogliono trovare la giusta direzione verso la quale indirizzare i propri passi, onde esserne appagati e felici, ma nel contempo sempre alla ricerca di qualcosa di bello, di grande e di autentico, in grado si dare un senso ed un valore alla nostra esistenza quotidiana. 

Non siamo distratti, dunque, ma siamo… divertiti, in quanto realmente catturati dalla bellezza di quanto viviamo e che finalmente abbiamo incontrato, tanto da restarne affascinati, e forse è proprio in questa scelta etica di fondo che trova significato quest’importante atteggiamento, mentale ed interiore, fatto di essenzialità, di linearità, di radicalità e non di semplici fuochi fatui, come quelli che si accendono d’improvviso e che brillano davanti agli occhi, spingendoci a fissarli, con il rischio di restarne inevitabilmente abbagliati.

In macchina, nostro malgrado ancora bloccati in mezzo al traffico e vessati dallo stress della giornata, rimuginiamo tra noi infinite ridde di pensieri e proviamo, ancora una volta ed un’altra ancora, a costruire un immaginario futuro, che vorremmo fosse migliore dell’oggi, dell’imbarazzante hic et nunc nel quale siamo nostro malgrado costretti a vivere, ma un attimo dopo percepiamo che soltanto di sogni può trattarsi e che siamo chiamati a vivere l’oggi, con o senza le allettanti offerte speciali dei centri commerciali, presso i quali le masse consumano il riposo domenicale, nell’illusione di poter risparmiare anche soltanto un paio d’euro.  

Soltanto dopo aver masticato a lungo questi pensieri e dopo aver ancora esercitato la nostra volontà per non afferrare di nuovo il cellulare, ci accorgiamo che lì, proprio lì, a pochi metri da noi, la linea dell’orizzonte ha assunto un intenso color fuoco grazie al tramonto del sole, che forse avevamo quasi dimenticato ci fosse ancora, non avendolo neppure visto sorgere.

Eppure ogni giorno il sole è lì, al suo posto, e percorre la volta del cielo attraversandola da oriente ad occidente, traendo con sé vita calore energia e forza, il tutto senza mai essere andato in vacanza, oppure essere venuto meno al proprio ruolo. Miracoli della natura, spettacoli che difficilmente l’intelligenza umana, anche se profonda, può aspirare a creare, ma che può invece ammirare, lasciandosi catturare da manifestazioni così belle ed uniche, anche tutto sommato quotidiane.

Davanti a tanta bellezza, la mente si distende, si rilassa, per alcuni aspetti quasi rigenerandosi, sperimentando la coinvolgente meraviglia che viene dalla natura e respirando una boccata d’aria buona.

Questa, forse, una vera distrazione, questo un vero divertimento, in quanto quest’esperienza così intensa e così bella ci conduce davvero in un’altra dimensione e ci porta fuori dal nostro io abituale, ma lo fa portandoci appunto con sé, in maniera tale da non lasciare spazio a forma alcuna di solitudine o di abbandono. 

Ho quindi fatto a meno, anche se soltanto per pochi minuti, del mio cellulare, ed ho praticamente dovuto lottare per farlo, ma ce l’ho fatta e ci sono riuscito. Ho quindi sperimentato qualcosa d’inedito, di nuovo, di bello, qualcosa che non voglio perdere e verso il quale vorrei continuare ad essere ogni giorno proteso. E vorrei  farlo in maniera consapevole, così da imprimere una vera svolta al decorso della mia esistenza, ora senz’atro più ricca, più bella, più a misura d’uomo,  ed il tutto grazie ad un attimo di distrazione e di divertimento, ma intesi nel modo giusto e vissuti, appunto, in profondità. 

1 Il Vocabolario Treccani online, per esempio, ci avverte che
«Distrazióne s. f. [dal lat. distractio –onis, der. di distrahĕre «separare», part. pass. distrctus]. – 1. Il distrarre, nel sign. etimologico del verbo. In partic.: a. Separazione, solo nella locuz. d. omerica, con cui in linguistica si indica il fenomeno, variamente spiegato, per il quale nei poemi omerici, accanto alle forme non contratte più antiche (tipo ὁράω) e a quelle contratte più recenti (ὁρῶ), si hanno forme di struttura metricamente identica a quelle non contratte ma nelle quali il timbro delle due vocali è quello risultante dalla contrazione (ὁρόω.» www. treccanionline.it
2 Ed anche in questo caso può venirci in aiuto, così da rendere più chiaro il discorso, un riferimento al lessico di fondo, così come indica il Vocabolario Treccani online: «Stato del pensiero rivolto altrove, e perciò assente dalla realtà attuale e circostante: l’ho fatto per d.; è stata una semplice d.; anche come difetto o tendenza abituale: è di una d. incredibile; la d. degli scienziati è proverbiale. b. In psicologia, stato di dissipazione della mente, che subisce la successione spontanea delle immagini, determinata da stanchezza, da esaurimento, ecc. c. Quanto contribuisce a distrarre la mente impedendo di svolgere proficuamente la propria attività: ha troppe d. e non conclude nulla.» www. treccanionline.it

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