Becoming-with water in the “Flooded Society”

Autore

Elisa Piazzi
ho 24 anni, nata e cresciuta in Val di Fiemme sono attualmente studente presso il corso di laurea magistrale in Interior Architecture alla Royal Academy of Art in The Hague, nei Paesi Bassi. Laureata in Design del Prodotto Industriale presso l’Università di Bologna ho fin da subito cominciato a interessarmi a tematiche legate alla sostenibilità ed al sociale. La mia pratica, che combina social, spatial e service design, ha come punto di partenza un’attenta analisi delle problematiche e possibilità delle realtà che mi circondano e cerca di coinvolgere lo spettatore in un processo creativo condiviso.

Al giorno d’oggi una visione individualistica ed egoistica non è più concepibile se vogliamo continuare ad esistere su questa terra. Dobbiamo imparare a vivere in connessione biologica, sradicando ogni gerarchia tra umano, non-umano e natura. Quando tutte le vite sono collegate e interdipendenti l’unica soluzione è vivere nel presente, accentando ad affrontando i nostri errori con un atteggiamento proattivo e positivo 

Viviamo nell’Antropocene, un’epoca dove l’essere umano è responsabile e artefice della gran parte dei cambiamenti ambientali.  

Purtroppo, questo accade in una società basata su un sistema di valori che ruota unicamente attorno ad interessi, diritti e doveri dell’uomo stesso, una visione, appunto antropocentrica che poco tiene in considerazione la complessità della biosfera e delle altre specie viventi.  

Noi, esseri umani, ormai diamo per scontato che la natura sia al nostro servizio, illudendoci di avere il potere di controllarla. Sentiamo di avere il diritto di possedere tutto e così cresciamo considerando risorse indispensabili per la nostra esistenza, come acqua e aria, illimitate.  

Eppure, proprio la nostra dipendenza da queste risorse dovrebbe metterci in guardia. L’acqua copre il 71% della superficie terrestre  e il nostro stesso corpo ne è formato per circa il 70%. Anche minimi cambiamenti nel suo ciclo hanno il potere di influenzare eventi ecologici e naturali, così come strutture sociali ed economiche, in tutto il mondo.  

Nel paese in cui mi trovo attualmente, i Paesi Bassi, avere accesso ad acqua potabile è facile ed immediato, l’acqua corrente è uno standard diffuso. Ripetiamo spesso gesti automatici di apertura di rubinetti e non riusciamo a percepire il problema che la scarsità e la cattiva gestione idrica potrebbero comportare.  Oggi oltre l’80% di delle urgenze e delle calamità climatiche sono causate da problemi idrici. 

Noi, esseri umani, ormai diamo per scontato che la natura sia al nostro servizio, illudendoci di avere il potere di controllarla. Sentiamo di avere il diritto di possedere tutto e così cresciamo considerando risorse indispensabili per la nostra esistenza, come acqua e aria, illimitate 

Questa pandemia sembra avere reso più esplicite e visibili alcune delle problematiche legate all’acqua.  

In primo luogo, essendo tutti bloccati in casa, il consumo domestico d’acqua è aumentato notevolmente, sono aumentate docce e bagni caldi, in numero e in durata. Inoltre, tra le buone prassi per contrastare la diffusione del Covid19, grande e giusta enfasi è stata posta sull’igiene e in particolare sul lavaggio frequente delle mani. Anche in questo caso, una lettura superficiale, non ci ha permesso di cogliere la forte diseguaglianza tra diverse popolazioni, dimenticando che nel mondo due persone su cinque non dispongono di un impianto base per il lavaggio con acqua e sapone. 

Come possiamo quindi prenderci cura dell’acqua? 

La risposta che mi sono data è che dobbiamo iniziare a rivalutare collettivamente questo elemento, prima che sia troppo tardi. Le problematiche legate all’acqua sono una questione globale, ma con effetti locali drammatici, e anche se alcuni paesi potrebbero essere più colpiti di altri, facciamo tutti parte dello stesso complesso sistema terrestre caratterizzato da un’atmosfera, idrosfera, criosfera, biosfera e litosfera interconnesse.  

Al giorno d’oggi una visione individualistica ed egoistica non è più concepibile se vogliamo continuare ad esistere su questa terra. Dobbiamo imparare a vivere in connessione biologica, sradicando ogni gerarchia tra umano, non-umano e natura. Quando tutte le vite sono collegate e interdipendenti l’unica soluzione è vivere nel presente, accentando ad affrontando i nostri errori con un atteggiamento proattivo e positivo.  

Come possiamo quindi continuare a vivere in armonia con altre specie su questo pianeta compromesso ambientalmente? 

Ho avuto l’opportunità di sviluppare un progetto universitario, presso il corso magistrale in Interior Architecture alla Royal Academy of Art of The Hague, avendo come punto di partenza l’osservazione antropologica di un villaggio rurale nel sud dell’Albania, Derviçan. (più informazioni al seguente link:  withcarefordervican.cargo.site) 

Nel mio progetto ho ipotizzato il manifestarsi di una nuova forma di comunità, la “Flooded Society”.  

Questa comunità è formata da donne e uomini che hanno maturato e accettato la consapevolezza che è improbabile che le cose migliorino e consci che il cambiamento climatico non può essere fermato, decidono di abbandonare la terra ferma per ricongiungersi e riconnettersi con l’acqua. Una comunità che si basa sulla convivenza e sulla cooperazione, in costante relazione con l’acqua e con tutti gli esseri viventi.  Donne e uomini che hanno riscoperto e rivalutato l’importanza della cura e della fiducia reciproca in questo cerchio infinito della vita di cui facciamo parte.   

La società che ho immaginato rappresenta una visione critica all’insostenibile modo di vivere contemporaneo, nel quale sistemi e processi che regolano anche i più semplici oggetti quotidiani sono talmente complessi e difficili da essere incomprensibili per la maggior parte di noi.  

Questo progetto non offre soluzioni né risposte, ma vuole farci capire che il modo in cui stanno le cose è solo una possibilità e non necessariamente la migliore. Questo progetto celebra la sua irrealtà, vivendo il paradosso, non facendo alcuno sforzo di realismo.  

L’obiettivo è quello di essere punto di partenza per conversazioni su problemi ambientali e sociali quotidiani e cercare di far comprendere l’importanza della responsabilità individuale e di tornare a sentirci “animali sociali”.  

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