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IL PUNTO NEL FUTURO

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Paolo Carmassi
Paolo Carmassi
Roma, 1960. Ricercatore, formatore e team coach in change management e sulle forme della negoziazione. Autore di libri e relatore in convegni. Docente del Centro di Terapia Strategica, dello Stato Maggiore dell’Esercito e dell’Istituto di Scienze Militari Aeronautiche. Professore a contratto in Nuova Accademia di Belle Arti e Link Campus University.

Nell’antichità, la lingua latina mancava della punteggiatura che oggi conosciamo e utilizziamo. I testi latini antichi si dispiegavano senza spazi tra le parole, segni di punteggiatura o distinzione tra maiuscole e minuscole.
Questa scrittura, priva di punteggiatura, rendeva la lettura e la comprensione dei testi un’impresa complessa. ‘Ibis redibis non morieris in bello’ 1 costituisce, nell’antica tradizione, la risposta di una sibilla a un soldato che aveva consultato l’oracolo per conoscere l’esito della propria missione. La frase, come spesso avviene nei responsi oracolari, si presenta ambigua e sfuggente, dando la possibilità, in mancanza di punteggiatura, a due possibili interpretazioni: nelle parole della sibilla la vita e la morte del soldato appaiono come due destini altrettanto probabili.

Fin dai tempi remoti, l’Homo sapiens ha instancabilmente cercato di scrutare il futuro e punteggiarlo, una pratica essenziale per garantire cooperazione, sostentamento, sicurezza. La previsione delle condizioni climatiche, dei movimenti degli animali e delle stagioni ha agevolato la caccia, la raccolta e le migrazioni. La capacità di anticipare è stata la bussola per la sopravvivenza e l’adattamento.

La relazione tra gli esseri umani e l’atto di prevedere è complessa e profonda, poiché la facoltà di anticipare rappresenta uno dei tratti distintivi dell’Homo sapiens. Gli individui continuano incessantemente a formulare previsioni su molteplici aspetti della vita: dalla previsione meteorologica all’oroscopo, dalla misurazione dell’innalzamento dei mari o delle temperature medie ai trend finanziari.

Nel passato, le categorie logiche impiegate per prevedere erano spesso influenzate da credenze culturali, intuizioni personali e osservazioni empiriche. Nonostante la carenza di metodi scientifici, così come oggi li intendiamo, le civiltà hanno continuato a elaborare diversi approcci per tentare di intercettare il futuro: divinazioni, profezie, astrologia, auspici, pratiche magiche e mitologia, ma anche esperienza, calendari, cicli stagionali e fenomeni naturali. Da una parte un approccio legato alla superstizione e al soprannaturale e dall’altro uno più oggettivo e scientifico.

Con un ardito salto temporale arriviamo ai giorni nostri: prevedere per prevenire, prevedere per prevalere, prevedere per prescegliere. Nulla di nuovo. Noi esseri umani siamo, nel nostro tempo, come i nostri più lontani antenati. Pur in condizioni completamente differenti, scrutiamo il futuro.

La capacità di prevedere continua a guidare la sopravvivenza e l’adattamento. L’importanza di anticipare eventi e situazioni per evitare futuri problemi e per ottenere vantaggi si applica a tutte le sfere della ricerca nella vita.

  • Prevedere per prevenire: comprendere possibili scenari negativi può consentire l’adozione di misure preventive per evitare o mitigare i danni.
  • Prevedere per prevalere: individuare tendenze emergenti o opportunità può portare a vantaggi competitivi.
  • Prevedere per prescegliere: disporre di informazioni affidabili e dati concreti facilita la scelta tra scenari differenti o la creazione di opzioni, per poi ponderare e decidere.

Ci affidiamo o temiamo il prefisso ‘pre’ perché questo inevitabilmente ci collega al prefisso ‘post’, all’esito: il viaggio di un progetto, ma anche di una vita, in un continuo dialogo fra il passato e il futuro, ahinoi, nel tentativo, talvolta vano, di restituire senso a ciò che accadrà disponendo in tale proiezione di una scarsa o assente ‘punteggiatura degli eventi’ 2.

1 Se la frase è scritta con la giusta punteggiatura e la virgola è posta prima di ‘non’ (ibis, redibis, non morieris in bello), il significato del responso sarà “Andrai, ritornerai e non morirai in guerra”, e prefigura un esito positivo della missione. Viceversa, se la virgola è posta dopo la negazione (ibis, redibis non, morieris in bello), il senso risulterà essere: “Andrai, non ritornerai e morirai in guerra”.

2  In Pragmatica (Watzlawick P., Beavin J. H., Jackson D.D.) la punteggiatura degli eventi rimanda al terzo assioma della comunicazione umana, dal quale deriva il concetto di profezia auto-avverantesi, coi benefici o i malefici collegati al teorema di Thomas, dal quale trae origine: “se gli uomini definiscono certe situazioni come reali, esse sono reali nelle loro conseguenze”. 

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