assurde interferenze lunari
Non poter concepire un mondo senza limiti,
non poter immaginare l’infinito,
è questa la nostra infermità di fondo.
Eugéne Ionesco
– Come è nata questa cosa, Wilbur?
– Quale cosa, Orville?
– Di raccontare storie. Non ci possiamo fare bastare la nostra?
– Raccontando si impara.
– In realtà sbagliando si impara.
– È possibile.
– Ma anche impossibile.
– Chi dice che una cosa è impossibile, non dovrebbe disturbare chi la sta facendo.
– Chi lo dice?
– Einstein.
– Beh, le sue parole sono relative.
– È una battuta?
– Affatto. Il buon Albert diceva che se per entrare in una stanza ti devi abbassare, non è detto che significhi che sia bassa di tetto, perché magari potrebbe essere alta di pavimento.
– È una stupidaggine.
– Possibile che lo sia. Impossibile che non lo sia.
– Ora ti sto solo chiedendo se questa cosa vuoi farla oppure no.
– Ci devo pensare.
– Hai paura, ti capisco. Ma se gli uomini non avessero mai osato sfidare l’impossibile, saremmo ancora all’età della pietra.
– Possibile. Ma ora a osare saremo noi.
– Sì. È il nostro turno.
– Ma non mi sento all’altezza.
– Devi fare come il calabrone.
– Che c’entra ora il calabrone?
– Il calabrone, a causa della forma e del peso del proprio corpo in rapporto alla superficie alare, non potrebbe volare. Eppure il calabrone questa cosa non la sa e perciò continua a volare.
– Ma io so cosa sto per fare.
– Allora non puoi volare.
– Ma devo volare. Perché non appartengo interamente a questo mondo.
– Terra. Fuoco. Acqua. Ci manca soltanto lei…
– L’aria.
– L’aria.
– Sfideremo l’aria con una macchina più pesante dell’aria.
– Sì, ma ora non darti delle arie, Orville.
– Perché potrebbe finire male?
– Perché potrebbe non finire bene.
– Allora lo facciamo, fratello?
– Sì. Osiamo. Tanto, a casa non c’è nessuno che ci aspetta.
– Tra una moglie e un aeroplano, abbiamo scelto l’aeroplano.
– Non c’era abbastanza tempo per entrambi.
– Andiamo, ora.
– Aspetta. Che giorno è oggi?
– 17 Dicembre 1903. Perché vuoi saperlo? Pensi che oggi entreremo nella storia?
– No, Wilbur, oggi è il giorno in cui entreremo nel cielo…
§
– Neil. Neil! NEIL!!
– Cos… Scusami, Buzz. Mi ero addormentato…
– Come fai a dormire proprio ora?
– Ho sognato.
– Una bella donna nuda?
– I fratelli Wright.
– Spero non fossero nudi… però ha un senso.
– Quale?
– Se ci pensi, in qualche modo, loro hanno sfidato il cielo, e ora noi stiamo come per concludere quel loro primo volo.
– Sulla Luna.
– Sulla Luna.
–Sembrava impossibile.
– Ricordi che ci dicevano? «È inutile che ci provate; non si può credere a una cosa così impossibile.»
– Non sapevano che noi a volte riuscivamo a credere anche a sei cose impossibili prima di colazione.
– Sì. Abbiamo osato, e fra un’ora cammineremo sopra il nostro satellite.
– E come ti senti all’idea che sarai il primo uomo a farlo, Neal?
– Mi sento come… come…
– …un eroe?
–No, Buzz. Come un calabrone…
§
– L’ho appena schiacciato?
– Cosa?
– L’insettaccio volante.
– Ora non volerà più.
– Come le nostre carriere, Stan. Ormai la gente non ricorda neppure i nostri nomi.
– Colpa del sonoro. E del colore.
– Noi li facevamo sognare in bianco e nero.
– Possiamo farlo ancora, Ollie. Ho già scritto nuovi sketch.
– Con nuove cadute? Faremo ancora ridere?
– Sarà una risata antica, nostalgica, a denti stretti per tutto ciò che abbiamo perduto. Però sì, ruberemo al pubblico un altro sorriso.
– L’ultimo.
– L’ultimo è sempre meglio di niente…
– Forse dovevamo fare come l’uomo che non ride mai.
– Buster?
– Sì. Ha fatto un film con Samuel Beckett.
– Davvero? E come si intitola?
– Film.
– Ho capito. Ha fatto un film. Ma il titolo quale è?
– Film, Stan. Film è il titolo.
– È assurdo come titolo.
– Beckett fa proprio l’assurdo, infatti.
– Dovremmo osare anche noi, Ollie. Sfidare il futuro.
– Vuoi fare un film con Eugene Ionesco?
– L’altro abitante dell’assurdo? Preferisco la pensione.
– Anche io. Mi fa male il cuore…
– Resisti ancora un po’, amico mio. Non c’è niente di più comico dell’infelicità.
– Stan.
– Sì?
– Facciamo insieme un’ultima caduta?
– Come ai vecchi tempi?
– Come ai vecchi tempi…
§
– Samuel! Sei caduto? Ho sentito un botto tutto d’un botto.
– Non sono stato tu.
– Mai stato tu nemmeno io.
– La commedia umana non mi assorbe abbastanza. Non appartengo interamente a questo mondo.
– Ma tu chi aspetti qui?
– Godot. Lo sto aspettando dal Cinquantatre.
– Mi sa che non arriva più, ormai.
– Anche tu aspetti qualcuno, Eugène?
– Un rinoceronte.
– Che verso fa un rinoceronte?
– Verso sud.
– Si nasce tutti pazzi. Alcuni lo restano.
– Il vero problema è che qui non accade nulla.
– E le persone fanno cose senza senso.
– In che senso?
– Il quinto: tatto.
– Nessuno oggi ha più tatto.
– Perché nessuno sa più dire addio ai giorni felici.
– Perché nessuno ha risparmiato dei giorni felici.
– Burocrazia. Tasse. Sanità. Più pene che pane.
– È una guerra.
– Allora io diserto nel deserto.
– Io nell’aria.
– Vuoi volare, Samuel?
– Chi non lo vorrebbe fare?
– Se sfidi il possibile, divieni impossibile.
– Come a teatro.
– Assurdo, ma vero.
– Come è nata questa cosa, Eugene?
– Quale cosa, Samuel?
– Di raccontare storie. Non ci possiamo fare bastare la nostra?
– Raccontando si impara.
– Allora impariamo.
– Tu cogli, Beckett.
– E tu cogli, Ionesco…

