L’immaginazione costruttiva dell’artigiano

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Non riesco a non pensare ad un luogo reale vissuto, un laboratorio. Dove negli anni in una dimensione quotidiana passano bambini e bambine, ragazzi e ragazze. Qui c’è un vecchio tavolo da falegname segnato per lo più da errori: buchi di trapano andati troppo profondi, tagli di segna che si sono allungati più del dovuto, gocce di vernice di diverso colore. Nonostante ciò, è rimasto sempre un tavolo. Su questo tavolo atterrano idee, immagini di quello che sarà il frutto di un lavoro. Un lavoro insieme di giovani e adulti. Intorno al tavolo più o meno in ordine tanti strumenti, fondamentali per lavorare. Ma forse non così essenziali a priori, perché in base a quello che c’è da fare, gli strumenti si possono inventare sulla base dell’ostacolo del momento. 

Intorno anche i materiali: legno, anzi legni, dai pallet a pezzetti di legna di botte, colori avanzati, pennelli usati, matite dimenticate di diversa lunghezza, mai una con la punta quando serve. Ma nessun problema, è sufficiente avere sottomano un taglierino e la punta si fa. “Ma come? Un taglierino in mano a dei bambini? È pericoloso!!”.  Pezzi di gomma piuma recuperati qua e là, scatole di cartone di diversa grandezza e spessore, imballaggi della pasticceria. 

Scarti. 

Se pensiamo alla nostra esistenza la parola scarti ha più di una risonanza. Sgraniamo per un attimo gli occhi, sospiriamo, tiriamo leggermente indietro la testa, tiriamo i muscoli del viso. La risonanza non è solo nella nostra mente la avvertiamo nella carne. Siamo faccia a faccia con le nostre di ombre, con quello che non ci immaginavamo/desideravamo per noi stessi. Gli scarti li “scartiamo” per correre dietro all’illusione di essere perfetti, puliti, intatti, limpidi.  Questa ipotesi/immagine della vita e dell’esistenza davvero ci appartiene come specie? 

Lo scarto è spesso inteso come qualcosa di inquinante, di inutile, qualcosa di cui disfarsi. 

Sicuri che sia l’unica immagine che può venirci in mente?  

Aver a che fare con gli scarti è uno spazio creativo stimolante: possiamo elaborare e rielaborare i nostri pensieri, le percezioni di noi stessi e del mondo quindi le nostre credenze, le nostre immagini. 

Viene stimolato il credo che si può dar vita nuova a qualcosa, che gli errori sono riparabili e trasformabili. Ma allo stesso tempo anche qualcosa di rotto, non torna più come prima. Certe idee non sono realizzabili quando l’immaginazione onnipotente prende il sopravvento, ma anche a partire dall’immaginazione un bambino può arrivare a dire ”Guarda, l’ho fatto io”.  

Forse tutto ciò non è solo un pensiero ma è anche un continuo rapporto con la dimensione reale.

Lo spazio di lavoro in laboratorio è fatto di silenzi, che per tanti bambini e ragazzi è la possibilità di sentirsi per un attimo in pace, solo il rumore continuo del contatto fra strumenti e materia scandisce tempo e accompagna le azioni. Nel 2fare insieme” si aprono spazi di dialogo e riflessioni sulla propria vita in senso quotidiano ed esistenziale: non ci si guarda negli occhi, lo sguardo è rivolto al pezzo unico che si sta lavorando, ma i pensieri scorrono, gli interrogativi si aprono e trovano uno spazio di lavorazione.

Il mestiere educativo è un lavoro artigiano. Dove l’artigiano non è artefice di nulla, se a frutto ci sarà un lavoro “ben fatto”, l’avvenimento del bene risiederà nel “fatto”. Il lavoro è un processo di costruzione corale, una composizione, un impasto di esistenze. Al termine del lavoro non si potrà determinare l’autore, non si distinguerà chi fa fatto cosa e men che meno i meriti. 

L’artigianalità ha a che fare col “su misura”, tener conto dell’ambiente, dei soggetti e delle loro storie. Non è una produzione in serie, non è uno standard. Un lavoro non è mai uguale a un altro. Non è una questione morale, è che non è proprio possibile tracciare due volte la stessa identica linea con la mano.  

L’artigiano è in rapporto con le arti in senso esteso: che sia la decorazione di vasi per un evento di beneficenza, la costruzione di scenografie per uno spettacolo teatrale, la riparazione di una sedia rotta. 

La più interessante delle dimensioni è il “saperci fare” non il saper fare tutto, non ha a che fare con l’efficacia e l’efficienza. È il sapere che non si può che avventurarsi nell’ignoto della propria e altrui esistenza. 

Ma un artigiano è riconosciuto per le sue abilità tecniche giusto?

Sì certo. Un cerchio si può fare con le dita, e non solo con una macchia a controllo numerico, un’asse può essere divisa in quattro parti con gli occhi, si può distinguere il tipo di legno dal profumo… avete in mente quello del pino cirmolo? Sentito per la prima volta lo si può riconoscere anche a distanza di anni. Si può addirittura sentire con l’udito cosa sta succedendo al legno mentre lo si taglia, e magari sentire che è il momento di fermarsi prima che questo si spacchi. 

L’artigianato passa per la dimensione quotidiana dell’esperienza: giorno dopo giorno, strato dopo strato, si solidifica una metodologia: ci si prende cura della propria identità si struttura un soggetto.

Il tempo sta per finire. Si rimettono a posto gli strumenti: sempre nello stesso posto, si trova una mensola per i lavori in sospeso, si spazza prima il tavolo, poi per terra. Il lavoro artigiano non è caotico, è ordinato, forse perché il caos, l’inquietudine ce l’ha dentro di sé. 

E infine uscito dal laboratorio, stanco impolverato e per caso incontro in lavanderia la “signora delle pulizie” che lavora in una famiglia che ha in affido un bambino che è nato con una disabilità e mi stupisco mentre mostra una bambola che si è costruita con fili elastici, tappi di bottiglia, contenitori di plastica. L’ha costruita per potersi relazionare e stimolare il bambino. “Come ti è venuta questa idea?” le chiedo. Risponde semplicemente: “Ehhh… mi piacciono i bambini..”. In quell’affermazione sento dell’affetto. Penso che sia più che dell’affetto: è un atto d’amore, che forse non è solo per il destino di quel bambino, ma un atto d’amore verso la vita. 

Cosa porta un essere umano a sviluppare l’immaginazione verso qualcosa di costruttivo per sé e gli altri? 

Possiamo essere capaci di cose che talvolta neanche immaginiamo…

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