Il dubbio

Autore

Paolo Carini
Paolo Carini – Sindacalista Nasce a Varese il 28 gennaio 1967, da padre avvocato e madre casalinga, due genitori molto credenti, ultimo di tre fratelli e una sorella. Sposato con Cristina, ha un figlio di 13 anni. Vive un’infanzia ricca di sollecitazioni, avendo un fratello ciellino, uno maoista e uno militante in Lotta Continua, e guarda con interesse e curiosità l’impegno politico dei fratelli maggiori in una fase storica, la metà degli anni 70, molto impegnativa. Diplomato Perito in Elettronica Industriale, dopo alcuni lavori saltuari, inizia a lavorare nel 1989 come progettista HW presso Agusta S.p.A. di Cascina Costa di Samarate (Va), allora società del Gruppo EFIM, ora Leonardo S.p.A. Divisione Elicotteri e si iscrive subito al sindacato. Nel 1990 viene trasferito presso Agusta Sistemi di Tradate (Va) e diviene, per la prima volta, delegato sindacale della FIM-CISL. Negli anni successivi si occupa del coordinamento delle attività sindacali delle aziende del gruppo Elicotteristico in provincia di Varese. Nel 2009 entra a far parte della Segreteria Territoriale della Fim-Cisl di Varese e diventa Coordinatore Sindacale Nazionale del Gruppo Agusta. Il 6 dicembre 2016 diventa Segretario Generale della Fim dei Laghi, sindacato territoriale risultante dall’accorpamento della Fim-Cisl di Como e di Varese. Nel 2018 abbandona l’incarico nel settore aeronautico e diventa Coordinatore Sindacale Nazionale del Gruppo Whirlpool. Ad ottobre 2020 entra a far parte della Segreteria della Fim-Cisl Lombardia.

“Ogni alba ha i suoi dubbi (A. Merini)”

E’ una delle eredità della filosofia Greca: il pensiero nasce da una professione metodologica di umiltà (so di non sapere di Socrate), dal desiderio (eros di Platone) come esperienza di una mancanza, dalla meraviglia (meravigliarsi di Aristotele) di fronte allo spettacolo del mondo: gesti che si implicano a vicenda nell’unità del sentimento personale della propria piccolezza di fronte alla varietà, molteplicità e mutevolezza delle cose; gesti originari che segnano l’evento dell’uomo. Proprio perché riconosco la mia ignoranza, mi pongo delle domande e mi apro alla ricchezza del reale: l’esercizio del dubbio su di me, sul mio sapere, genera la percezione della novità e della abbondanza di tutto ciò che mi circonda. Dubbio metodico, dunque, e non scettico: non interessato alla frantumazione del vero nella paradossale affermazione dell’instabilità di ogni affermazione, ma all’individuazione di un’evidenza che consenta un percorso di ricerca. Così il dubbio è presente nell’inquieta esistenza di sant’Agostino e nel rigore delle procedure di Cartesio.  Proviamo a seguirne le movenze: dubito di tutto il mio sapere, dubito del mio corpo, della realtà del mondo, dubito della mia stessa esistenza, dubito in forma radicale; dubito, dunque penso, ma se penso sono e tanto più accerto la mia esistenza quanto più dubito di esistere; dubito e penso perché esisto, esisto come essere dubitante: questo è inattaccabile. Il movimento riflessivo della soggettività che dubita la getta immediatamente nell’esistenza: esistere significa essere in un tempo ed in un luogo, all’interno di un reticolo di relazioni, dentro una comunità, in un mondo e in un ambiente che mi circonda e che chiede la mia cura, cioè l’esercizio della mia conoscenza e della mia responsabilità. La domanda è ciò che rende il pensiero quello che è. Ma la domanda implica l’esistenza di una soggettività interrogante, di un interlocutore che mi interpella e che sta lì, con me, di fronte alla stessa realtà e che con me, in mia compagnia, vive il tempo della storia. 

In un suo racconto (La tana) Kafka scrive di un animale che trascorre l’intera sua vita senza mai uscire dalla sua tana sotterranea: chiuso nel buio di pareti di terra immagina ripetuti attacchi di ipotetici nemici e si sprigiona in una continua attività volta a costruire uscite di sicurezza per salvarsi da aggressori fantasticati. Non avverrà mai nessun attacco, nessuna via edificata dall’animale/uomo verrà percorsa per la sua salvezza, ma intanto tutto il suo tempo, il tempo della sua vita, verrà consumato nella paura e nel sospetto. Questa è l’immagine di un atteggiamento autoreferenziale che non ponendosi dubbi non riconosce il principio di realtà: io sono il depositario del vero, non ho bisogno di controllarlo e non ho bisogno di entrare in dialogo con gli altri, ma intanto la realtà produce i suoi effetti in me ed al di fuori di me, realizzando proprio ciò nel cui timore ho vissuto. 

L’esercizio del dubbio è il fondamento del pensiero critico e per un pensiero critico che continuamente si mette in questione, la contemporaneità si presenta come una realtà complessa, un groviglio di nodi la cui straordinaria  problematicità richiede approcci nuovi, soluzioni inedite, strategie inusuali: i modelli di sviluppo economico, le questioni ambientali, i flussi migratori, le nuove povertà, i costi umani dei processi di globalizzazione, le implicazioni dei processi high-tech, i nuovi nazionalismi. Parliamone, al di fuori degli schemi dell’ideologia, dei pregiudizi di parte, delle presunzioni di verità, delle tentazioni di autoreferenzialità; parliamone insieme, non nel chiuso di pareti di terra, formuliamo congetture, non per il gusto dell’azzardo, ma nella convinzione che ogni dato è problema, che ogni problema chiede una soluzione, che le soluzioni a problemi complessi sono complicate e sempre provvisorie; ma intanto c’è una possibilità, un cammino controllabile, rettificabile, cioè sottoposto a prove empiriche ed al confronto della comunità umana, dunque della storia: l’esercizio del dubbio per una storia giusta ed un’umanità solidale.  

Ogni alba continui ad avere i suoi dubbi. 

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