Guerra in tempo reale

Autore

Sofia Pederzolli
Sofia studia e lavora nell'ambito del marketing e della comunicazione, prima turistica e poi di prodotto, poi di nuovo turistica Ama il networking e stare con le persone per creare occasioni "di comunità" e di crescita continua. Svolge attività di volontariato nel settore della cooperazione e della promozione turistica e territoriale grazie alla carica di Vicepresidente dei Giovani Cooperatori Trentini e di consigliera nel direttivo della Pro Loco di Nave San Rocco. Vicina al mondo del non profit, è anche componente del gruppo che è stata rappresentante dei giovani della Conferenza dei Giovani sul Clima del Trentino Alto Adige a Milano, in occasione della PreCop di ottobre 2021.

“Disgusting”

“Presto un film hard”

“Ma quanto sei secca”

“Pure diseducativa. È anoressica!!!”

Questi sono solo quattro dei molteplici commenti d’odio che si possono leggere online.

Oltre ad altre guerre passate o alcune in atto ancora oggi, esiste anche una forma di guerra in rete. In effetti, si può parlare di una vera e propria guerra online in tempo reale. 

Siamo passati dalla Storia che si studiava sui libri alle stories su Instagram. Anche questa ultima guerra del nuovo millennio, quella in Ucraina, va in diretta sui social. E ferisce. Fa star male, per certi versi più di altre che sentiamo lontane, quasi silenziose. Ma ci sono altre guerre, quelle di parole che sui social feriscono come una spada.

Che ruolo giocano i social media nella Guerra all’Informazione in corso oggi e nella libertà d’espressione che ci è ormai sfuggita di mano?

Da una parte possiamo ottenere molteplicità di punti di vista dalle cose che leggiamo online, dall’altro le dinamiche di coinvolgimento emotivo che ci caratterizzano sono funzionali a farci prendere una posizione di pensiero (che sarebbe il minimo), ma che troppo spesso porta le persone ad aprir bocca, o meglio, a schiacciare la tastiera, prendendosi la libertà di poter dire tutto quel che passa per la testa. E anche fin qui tutto bene, se non fosse che questi commenti urtano sensibilmente il rispetto, e in alcuni casi nuocciono le persone a cui sono rivolti.

Come sta appunto accadendo anche per l’ultimo conflitto in atto, i social stanno diventando uno strumento di informazione sull’attualità internazionale, dove poter dare voce e spazio alle singole persone, che sono ormai protagoniste nella guerra all’informazione. Troppe informazioni unite alla velocità con cui le recepiamo non sono sempre positive, perché aumentano le manipolazioni e l’odio anche tra le parti coinvolte. 

Perché esiste questa sorta di guerra online?

Ci sono alcuni fattori che permettono o incoraggiano il dibattito più che acceso in rete. Basti pensare al fattore dell’anonimità, non vedendo l’altro/a, ci sentiamo più liberi di come se non servisse assumersi la responsabilità di ciò che si scrive. È probabile che questi war-makers non si comportino così nella vita di tutti i giorni. Non parliamo poi dell’effetto che si crea quando quel commento puntiglioso e maleducato piace al pubblico e che quindi crea automaticamente un atteggiamento di supporto e una sorta di “stima” nello scrittore di quelle parole.

C’è allora da chiedersi, come contrastare l’odio online? 

Ci possono essere alcuni sistemi di misure tecniche utili per contrastare la guerra in rete, come per esempio sistemi di filtraggio dei contenuti. Con riferimento invece agli strumenti di reazione è intervenuto anche Unesco che ne ha elaborati cinque. 

  1. Un processo di monitoring e di analisi dell’odio da parte della società civile, e l’idea è quella di  disegnare una mappa e di tenere sotto controllo gli episodi d’odio con riferimento a una determinata zona territoriale o a parti della società. 
  2. Un’attività di promozione, presso i singoli individui, di contro-parlato che vada a individuare gli specifici episodi e le precise espressioni, e cerchi di mitigarli. 
  3. L’implementazione del processo di denuncia alle autorità dei casi più violenti di odio online. 
  4. Una campagna di sensibilizzazione strategica tramite anche le piattaforme in uso 
  5. Una quinta risposta potrebbe essere di tipo strutturale, ossia il dare potere agli utenti tramite un percorso educativo per lo sviluppo di un’etica e delle capacità necessarie per gestire la corretta, libera espressione su Internet. 

Se non si prendono precauzioni in questa direzione, il rischio è quello di ferirsi e di radicare in maniera estrema le opinioni, mettendo gli uni contro gli altri: chi vede bianco contro chi vede nero.  La guerra quotidiana alimenta continue partizioni binarie della realtà per cercare di ridurre l’inquietante senso di incertezza di un mondo ormai tanto piccolo da entrare nello schermo di uno smartphone e allo stesso tempo così grande da essere divenuto indecifrabile. 

Meglio allora contare fino a 10 prima di pensare, e poi contare ancora fino a 10 prima di scrivere.

Sitografia e bibliografia:

https://www.forum-p.it/it/odio-in-rete–1-3755.html

https://www.spindox.it/it/blog/odio-online-la-liberta-di-espressione-che-fa-male/#gref

https://ilcaffegeopolitico.net/948140/la-guerra-in-tempo-reale-il-ruolo-dei-social-media-nel-conflitto-in-ucraina

Maria Teresa Milicia, Nel laboratorio sociale dell’odio: un anno di ordinario razzismo su Facebook, in “Voci: Semestrale Di Scienze Umane”, vol. XIII, 2016.

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