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Facciamo il punto

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Maria Luisa Bigai
Maria Luisa Bigai
Nata a Nordest, in Friuli, vive a Roma crocevia multietnico del mondo. Viaggia per lavoro e per studio quanto possibile in Italia e all’estero (Roma, Genova, Milano, Palermo, Toronto, New York, Parigi, Norvegia, Cipro, etc). Regista teatrale (Premio Fondi etc) con inclinazione a temi civili, sociali, di genere; e regista di teatro musicale (Mozart, Donizetti, Duni, ma anche Malipiero e altri autori del Novecento). Si occupa di pedagogia nell’ arte e con l’arte in molti ambiti e settori (Ente Teatrale Italiano, ANAD Silvio D' Amico di Roma, Teatro della Pergola di Firenze, Licei e associazioni, Accademia Belle Arti), è docente di ruolo per gli insegnamenti teatrali al conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, dove produce molta della sua attuale ricerca. Poesie e saggi brevi in edizioni varie (Scheiwiller, Passigli ed., etc) con riconoscimenti fra i quali Premio Montale per gli inediti, e menzioni speciali al premio Lorenzo Montano di Verona, al premio Poetika di Verbania, al premio Casentino.

Con i miei studenti di primo anno al Conservatorio, affronto la questione della metrica e della prosodia, ovvero delle modalità che rendono un testo sulla pagina ‘spartito’ e quindi discontinuo.

Il pensiero espresso per iscritto dall’autore richiede, da parte di chi lo metta in voce e tenti di trasmetterlo a sua volta a un uditorio, una modulazione vocale, intonativa, per acquisire la sua giusta intenzione e restituire con chiarezza l’idea, l’emozione, il pensiero che vi stiano sottesi.

Affascina verificare come soffermarsi sul rapporto punteggiatura/arcata prosodica – e dunque sulla connessa e necessaria modulazione intonativa – apra un universo di attenzione e di ascolto negli studenti che, via via affiatati dalla forza della lingua, sono attratti verso la lettura espressiva, l’interpretazione scenica, verso l’intensità teatrale del fraseggio.

È un piccolo esercizio che diverte gli studenti ed evidenzia la necessità della modulazione intonativa: fa capire in breve come un piccolo segno grafico sia utile e necessario per codificarla, farla comprendere a chi legge e fornisce indicazioni salienti su come trasmetterla con la voce rispettando il pensiero nella sua originaria formulazione e intenzione.  

Il piccolo gioco lo abbiamo intitolato: “Usa la virgola, salva la nonna!”

La frase da intonare è “Vado a mangiare nonna”.

La modulazione della voce che deriva da una virgola frapposta fra “mangiare” e “nonna” rende la nonna vocativo, e non accusativo, ovvero rende la nonna la destinataria del messaggio e non il complemento oggetto dell’azione. Senza la virgola chi parla è senza dubbio un cannibale!

Questo esempio evidenzia l’importanza di una virgola: figuriamoci le questioni che solleva la presenza o meno, e la posizione, di un punto!

Iniziando con uno sguardo al Vocabolario Treccani: il punto è un segno grafico dai molteplici usi.  Segna la fine di un periodo ed è seguito da maiuscola ~fig. principio irrinunciabile, indiscutibile.

Es. Punto e basta.

Punto a capo. Il vocabolario evidenzia anche significative varianti grafiche e di significato espressivo: due punti, punto e virgola, punto interrogativo, punto esclamativo, puntini di sospensione…

Aiuta a enucleare con forza il proprio fermo punto di vista, ma anche a indicare una bella prospettiva panoramica su un paesaggio; a tracciare la rotta di una imbarcazione facendo il punto (nautica), a indicare punto di forza o punto debole in edilizia, ma anche un punto di ritrovo.

Di punto in bianco: Appuntamento alle 10 in punto!

Mettere a punto; Fare il punto, evidenziando il punto dolente. Farsene un punto d’onore e tenere il punto: questo è il punto!

Avere un punto di vantaggio, ma addivenire a un punto d’incontro superando il punto morto…

Fatto a puntino, seguendo le indicazioni punto per punto e cotto a puntino, ma poi attenzione al punto vita, altrimenti i punti della cucitura saltano, e al volo occorre dare due punti al vestiario…

Appuntare un pensiero su carta, e chiarito un punto oscuro, il programma articolato per punti darà dei punti agli altri interventi… I punti metallici dopo l’intervento chirurgico invece andranno rimossi…

Puntinismo, il movimento artistico pittorico della seconda metà del XIX secolo creava le immagini suddividendo la luce in puntini di colore, scegliendo con cura il punto di colore da giustapporre, anche in base ai punti luce…

“Un punto messo dopo una nota aumenta quella nota di metà del suo valore” (elementi di teoria e solfeggio).

Il contrappunto, tecnica che giustappone ad arte le note in verticale sullo spartito, punctum contra punctum, modificò per sempre le tecniche di composizione nella storia della musica occidentale.

Mettiamo i puntini sulle i: Retorica, Grafica, Politica e mediazione, Composizione poetica, Arte culinaria, Matematica, Geometria, Meccanica, Geografia, Marina, Aeronautica, Termodinamica, Edilizia, Astronomia, vita pratica e quotidiana, Sartoria e Arte del ricamo, Musica, Pittura: non c’è ambito umano in cui l’utilizzo di questo niente che è un punto, sia esso segno grafico o riferimento simbolico, non sia cruciale.

Negli Elementi di Euclide, al punto è riservata la prima delle definizioni del I Libro, dove si indica che punto è ciò che non ha parti. È l’ente fondamentale della geometria ed è privo di una qualsiasi dimensione (lunghezza, larghezza e altezza) e rappresenta una posizione. È considerato un “ente primitivo” perché non deriva da nessun altro elemento.

È la base su cui si costruiscono tutte le altre figure geometriche, come rette, segmenti e piani. 

Non ha parti, e tuttavia determina una verità matematica detta “dell’esistenza” e “dell’unicità”.

«Fra due punti distinti passa una e una sola retta che li contiene entrambi»; «Per tre punti non allineati esiste un solo piano che li contiene»; «Per tre punti non allineati passa una e una sola circonferenza» – Assiomi di geometria piana

«Attraverso i calcoli iniziati da Edwin P. Hubble sulla velocità di allontanamento delle galassie, si può stabilire il momento in cui tutta la materia dell’universo era concentrata in un punto solo, prima di cominciare ad espandersi nello spazio», nel celebre fenomeno che viene chiamato Big Bang.

Italo Calvino ne le Cosmicomiche ci ricama sopra una narrazione deliziosa intitolata Tutto in un punto.

Quale che ne sia l’uso, il punto, a quanto pare, individua sempre qualcosa di essenziale e significativo nel fluire ininterrotto dell’esperienza umana, in quel panta rei kai ouden menein, (trad. “Tutto scorre e nulla rimane”) che, individuato dal filosofo presocratico Eraclito, tuttora ci sgomenta.

Evidentemente cerchiamo punti di riferimento (punti di leva da cui sollevare il mondo?), punti fermi.  In effetti il puntale del compasso è fondamentale per tracciare un cerchio preciso, orbita gravitazionale, limite… (confine tra cosa stia, e possa stare, dentro e cosa fuori?)

Tipping point, dicono gli anglofoni, noi correttamente lo riporteremmo al nostro sistema di comunicazione traducendo con “la goccia che fa traboccare il vaso”, ma letteralmente vuol dire il punto in cui (il vaso) traboccando arriva a sgocciolare. Punto di svolta, punto di non ritorno, dunque. Magnificamente Dante ne trae esempio nel canto V dell’Inferno, detto di Paolo e Francesca, cuore di uno dei vertici poetici e concettuali della Divina Commedia:

“…ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disiato riso

esser basciato da cotanto amante,

questi che mai da me non fia diviso,

la bocca mi basciò tutto tremante…”

In Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio, dello scrittore algerino Amara Lakhous, un delitto che ha avuto luogo in un conteso ascensore di un condominio della celebre piazza, nota per gli abitanti delle più disparate provenienze ed etnie, dà adito a una indagine di cui leggiamo le testimonianze.

Il protagonista, centro di tutte le relazioni e dell’indagine, prima di sparire, in un suo diario aveva annotato: «la verità mai accompagnarla con un punto fermo…».

In effetti, i molteplici punti di vista che via via emergono condurranno a un inatteso finale, sovvertendo parametri di valutazione e connessi pregiudizi; e in relazione ai fatti che vengono acclarati, diversamente sfumate emergeranno le verità.

Il punto individua, determina, connota, sposta i significati e utilizzarlo o meno può costare caro:

“Per un punto Martin perse la cappa”. Il detto contraddistingue l’asso di coppe nel mazzo di carte dette trevigiane e deriverebbe da un aneddoto del XVI secolo: l’abate Martino di Asello, nel tentativo di far scrivere un’iscrizione latina sul portone del monastero, commise un errore di punteggiatura che ne stravolse il significato. A causa di questo errore, Martino venne destituito e perse la sua carica, simboleggiata dalla “cappa”. Sulla carta quindi sarebbe un monito a porre attenzione nel gioco e a non commettere errori calando le carte.

Fra i testi di favole, filastrocche e piccoli aneddoti che il mio maestro e caro amico Andrea Camilleri mi permise di utilizzare in una drammaturgia per lo spettacolo Camilleri Jam, che realizzai per una stagione dell’Estate Romana di qualche anno fa, c’era: una I di nome Ernesta a cui doleva sempre la testa perché il punto le pesava. Perciò Ernesta un giorno se lo leva e lo butta via. Lo Zero però, di lei innamorato, non la riconosce più, la trova insipida come una minestra senza sale, insapore come una cassata senza ricotta, impraticabile come una casa priva di scale e la lascia senza esitazione. La morale della storiella: “Non vuol esser né brutta né bella / ricorda sempre: non fare il matto, accetta sempre come sei fatto!”

Andrea Camilleri conosceva benissimo l’importanza di un punto. Non solo in quanto valentissimo scrittore, ma come maestro di teatro, che di posizioni nello spazio scenico da appuntare (da parte nostra, suoi aiuti regia, o attori in scena) ne ideò parecchie.

La prossemica infatti studia l’uso dello spazio e delle distanze interpersonali nella comunicazione non verbale. È una branca del linguaggio del corpo che esamina come la distanza che manteniamo dagli altri, l’occupazione dello spazio e la postura influenzino il significato dei messaggi e le nostre relazioni. Ad esempio, una vicinanza eccessiva può comunicare intimità, mentre una distanza maggiore può indicare un rapporto formale o freddo e ufficiale.

Qualche secolo prima di Edward Hall, che codificò la prossemica nel XX sec, i commedianti dell’arte, della questione della posizione dei corpi nello spazio, delle loro distanze e significative messe in relazione, ne avevano già ampiamente fatto tesoro, anzi appunto arte.

Nonostante fossero coetanei, Camilleri amava nominarci Peter Brook come maestro teatrale imprescindibile. Uno dei testi di maggior rilievo di questo straordinario regista, ormai un classico del pensiero teatrale del ‘900 e punto di riferimento nelle maggiori accademie e università, si intitola non a caso: Il punto in movimento.

«Lei è considerato un maestro: ci si sente?». Peter Brook: «Ma no, sono uno studente, come lei, come tutti. Posso portare la mia esperienza in più, ma tutto ciò che s’impara va messo in discussione se vuoi andare avanti. Una delle tragedie dell’umanità è quando sento dire “questa è la verità”. Non ho mai creduto in un’unica verità, né in quella mia né in quella degli altri; sono convinto che tutte le scuole, tutte le teorie possono essere utili in un dato luogo e in una data epoca; ma ho scoperto che è possibile vivere soltanto se si ha un’ardente e assoluta identificazione con un punto di vista. A mano a mano che il tempo passa, che noi cambiamo, che il mondo cambia, tuttavia, gli obiettivi si modificano e il punto di vista muta. Rivedendo i saggi scritti nell’arco di molti anni e le idee esposte in tante occasioni e nelle più disparate, qui riuniti, mi colpisce ciò che in essi rimane costante. Se vogliamo, infatti, che un punto di vista sia di qualche aiuto, bisogna dedicarvisi con tutte le nostre forze, difenderlo fino alla morte. Nello stesso tempo, però, una voce interiore sussurra: “Non prenderti troppo sul serio. Tieniti forte e lasciati andare con dolcezza”».

Concludo questi piccoli spunti ricordandoci di puntare sempre al gran punto bianco della luna: mal che vada, mancando il bersaglio, potremmo finire fra le stelle…

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