IL PUNTO CHE DIVIDE LA NOTTE DAL GIORNO

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Paolo Fedrigotti
Paolo Fedrigotti
Paolo Fedrigotti (Rovereto, 1981) si รจ laureato in filosofia presso lโ€™Universitร  Cattolica del Sacro Cuore di Milano con una tesi su Dante e la filosofia medioevale. Si รจ specializzato nellโ€™insegnamento secondario presso la Ssis della Libera Universitร  di Bolzano. Ha conseguito il baccellierato in Sacra Teologia presso lo Studio teologico accademico di Trento. Nella stessa cittร  รจ docente di storia della filosofia e di filosofia della conoscenza ed epistemologia allโ€™Istituto teologico affiliato e allโ€™Istituto di scienze religiose, nonchรฉ di filosofia e storia nei licei di Riva del Garda. รˆ membro della Scuola di Anagogia di Bologna e autore di numerosi articoli specialistici e monografie.

PICCOLE POSTILLE A TOTALITร€ E INFINITO DI EMMANUEL LEVINAS

ยซUn vecchio rabbino domandรฒ una volta ai suoi allievi da che cosa si potesse riconoscere il momento preciso in cui finiva la notte e cominciava il giorno. ยซForse da quando si puรฒ distinguere con facilitร  un cane da una pecora?ยป โ€“ disse uno. ยซNoยป โ€“ rispose il rabbino. ยซQuando si distingue un albero di datteri da un albero di fichi?ยป. ยซNoยป โ€“ ripetรฉ il rabbino. ยซMa quandโ€™รจ, allora?ยป โ€“ domandarono gli allievi. Il rabbino rispose: ยซรˆ quando guardando il volto di una persona qualunque, tu riconosci un fratello o una sorella. Fino a quel punto, รจ ancora notteยป.

La rapida meditazione a cui si intende qui dar vita muove da un piccolo quanto potente racconto: esso afferisce alla tradizione chassidica (la versione riportata รจ tratta dalla raccolta Il canto del grillo, di Bruno Ferrero[1]) e si configura come un testo molto evocativo โ€“ una parabola quasi โ€“ capace di compendiare, nella sua disarmante semplicitร , interi volumi di filosofia morale. Catturando lโ€™attenzione dei suoi lettori sullโ€™istante in cui la notte comincia a dissolversi e il giorno non รจ ancora sorto โ€“ sul punto impercettibile che non appartiene nรฉ allโ€™oscuritร  nรฉ alla luce, ma segna il passaggio dallโ€™una allโ€™altra โ€“ il brano รจ efficacissimo nel giustapporre il piano temporale a quello relazionale, mostrando come la fine di ogni oscuritร  del cuore, della volontร  e della libertร  coincida per lโ€™uomo col riconoscimento del volto dei suoi simili: se la notte rappresenta infatti la condizione in cui lโ€™io รจ chiuso in se stesso, immerso nel sonno dellโ€™ordine in cui tutto โ€“ perfino il prossimo โ€“ puรฒ essere cosificato e ridotto a oggetto, il giorno rappresenta invece il momento in cui lโ€™altro irrompe in questa chiusura e spezza ogni pretesa egemonica da parte del soggetto su ciรฒ che lo circonda.

Le suggestioni contenute nel brano rimandano senza mediazioni di sorta alla riflessione di Emmanuel Levinas, uno dei pensatori piรน originali e radicali del Novecento, la cui filosofia si presenta come una vera e propria svolta etica allโ€™interno della tradizione fenomenologica. Nato a Kaunas, in Lituania, e naturalizzato francese, Levinas attraversa con la sua vita e il suo pensiero le principali tragedie e trasformazioni del XX secolo: lโ€™esperienza dellโ€™esilio dalla terra dโ€™origine, la prigionia nei campi nazisti, la perdita di gran parte della propria famiglia durante la Shoah sono eventi che non costituiscono soltanto lo sfondo biografico della sua opera, ma ne rappresentano la matrice intima e lโ€™orizzonte ermeneutico. Formatosi alla luce della cultura ebraica e della filosofia di Husserl e Heidegger, Levinas parte dalla scuola fenomenologica per condurla oltre se stessa, verso un nuovo paradigma che rovescia lโ€™ordine tradizionale del pensiero occidentale e che pospone gerarchicamente lโ€™ontologia, ossia la questione dellโ€™essere, allโ€™etica, intesa come vera filosofia prima ed esperienza originaria. รˆ questo il nucleo teorico della sua opera piรน celebre, Totalitร  e Infinito (1961), testo cardine che inaugura una nuova maniera di intendere il soggetto e la relazione. Al di lร  di ogni giudizio inerente alla fondatezza epistemologica di tale inversione gerarchica โ€“ sulla quale, in tal sede, รจ bene soprassedere โ€“ mi sembra opportuno sostare qui su quello che Levinas definisce come il point de dรฉpart de lโ€™รฉthique, individuabile, per ogni io,nel luogo rappresentato dal volto dellโ€™altro. Il volto con il quale e nel quale ogni tu si propone al soggetto non รจ una semplice immagine sensibile, ma una presenza che eccede qualsivoglia rappresentazione; รจ lโ€™ambito in cui lโ€™alteritร  si rivela come irriducibile e inviolabile. Guardare il volto di un altro uomo significa, per Levinas, essere immediatamente chiamati in causa e interpellati.

ยซIl volto โ€“ scrive il nostro autore โ€“ si sottrae al possesso, al mio potere. Nella sua epifania, nellโ€™espressione, il sensibile che รจ ancora afferrabile si muta in resistenza totale alla presa. Questo mutamento รจ possibile solo grazie allโ€™apertura di una nuova dimensione. Infatti la resistenza alla presa non si produce come una resistenza insormontabile, come durezza della roccia contro cui รจ inutile lo sforzo della mano, come lontananza di una stella nellโ€™immensitร  dello spazio. Lโ€™espressione che il volto introduce nel mondo non sfida la debolezza del mio potere, ma il mio potere di potere. Il volto apre un varco nella forma stessa che lo delimita. Il che significa concretamente: il volto mi parla e cosรฌ mi invita ad una relazione che non ha misura comune con un potere che si esercita, fossโ€™anche godimento o conoscenzaยป[2].

Nel volto โ€“ e non in un sistema di norme o in unโ€™idea astratta di giustizia โ€“ si dร  dunque la rivelazione dellโ€™etico come ciรฒ che fonda ogni possibilitร  di umanitร . Il volto โ€“ come si evince dallo stralcio appena citato โ€“ รจ manifestazione di unโ€™alteritร  che non puรฒ essere ridotta a oggetto, che non puรฒ essere in alcuna maniera dominata nรฉ compresa fino in fondo. Ed รจ proprio qui che la parabola del vecchio rabbino trova la sua piรน profonda risonanza: riconoscere nel volto di ogni uomo un fratello o una sorella significa lasciare che la luce del giorno spezzi lโ€™oscuritร  della notte etica in cui lโ€™io tende, talora, a rinchiudersi. La notte di cui parla il racconto dโ€™esordio non รจ allora semplicemente assenza di luce, ma la condizione metafisica di chi vive nellโ€™idolatria del sรฉ, nella cecitร  di unโ€™autosufficienza che pretende di imporre allโ€™altro i propri schematismi paranoici o le proprie contorsioni esistenziali e psicologiche[3], nellโ€™indifferenza verso il volto altrui. Il giorno, invece, รจ il momento in cui la libertร  smette di essere pretesa di supremazia per farsi risposta e dedizione.

Ma chi รจ lโ€™altro? E che cosa significa riconoscerlo come volto? Lโ€™altro, secondo Levinas, รจ il limite che mi interroga e mi fonda come io; รจ lโ€™essere che mi costringe a uscire da me stesso e che, incontrandomi con la sua consistenza, mi permette di scoprire la mia stessa umanitร . Il volto parla โ€“ dichiara il pensatore franco-lituano โ€“ ed รจ nel suo linguaggio silenzioso che lโ€™io puรฒ esporsi e rivelarsi a se stesso. Si puรฒ allora dire che lโ€™io diventi umano nella misura in cui sa ascoltare lโ€™altro, accogliendo la sua differenza come dono. Lโ€™ascolto รจ il gesto che apre alla responsabilitร : รจ nel lasciarsi toccare dallโ€™alteritร  che si impara a rispondere. Ogni incontro comporta un rischio โ€“ il rischio della non comprensione, della distanza โ€“ ma in questo rischio si gioca la possibilitร  stessa dellโ€™umano. Lโ€™altro, con la sua irriducibile singolaritร , restituisce dignitร  alla vita concreta, alla carne del mondo. In questโ€™ottica, il volto non รจ solo il punto di partenza dellโ€™etica, รจ pure il fondamento di ogni possibile comunitร . Finchรฉ lโ€™altro rimane estraneo, il mondo รจ una molteplicitร  di individui senza legame; solo quando lo riconosco come fratello, lโ€™umanitร  comincia ad esistere. Lโ€™etica non nasce da un contratto o da una reciprocitร , ma da unโ€™asimmetria originaria: la responsabilitรฉ pour lโ€™autre, quella responsabilitร  per lโ€™altro che precede ogni diritto e ogni giustizia. Quando il rabbino del nostro racconto dice โ€œuna persona qualunqueโ€, dissolve ogni distinzione tra vicino e lontano, simile e diverso: lโ€™etica comincia quando la prossimitร  non si fonda sulla somiglianza, ma sulla gratuitร  dellโ€™accoglienza.

Ora, il volto dellโ€™altro รจ anche rimando al volto di Dio. In esso si rivela una traccia dellโ€™Eterno, unโ€™eco della trascendenza che abita il mondo. Il volto umano, nella sua fragilitร  e nella sua nuditร , custodisce unโ€™eccedenza che non appartiene al tempo. Di fronte ad esso si apre un varco verso il mistero, unโ€™attrazione verso ciรฒ che non si puรฒ possedere nรฉ comprendere. Levinas parla di dรฉsir mรฉtaphysique: un desiderio che non tende a colmare un vuoto, ma a mantenere aperta la distanza dellโ€™infinito. Nellโ€™altro si manifesta ciรฒ che eccede ogni rappresentazione e, proprio per questo, lโ€™altro diventa segno di Dio, traccia dellโ€™Invisibile. Come la luce dellโ€™alba che non si puรฒ catturare, il volto รจ presenza e insieme assenza, rivelazione e mistero. Il punto che divide la notte dal giorno รจ โ€“ in definitiva โ€“ un evento interiore e lโ€™aurora dellโ€™etica coincide con un vero e proprio risveglio (รฉveil), con la scoperta della responsabilitร  che precede ogni scelta morale. Lโ€™io si trova giร  originariamente chiamato, giร  esposto: la sua soggettivitร  รจ costitutivamente responsoriale giacchรฉ egli nasce come risposta. Come la luce che si diffonde prima ancora che il sole sia sorto, la responsabilitร  mi illumina e, insieme, mi vincola ancor prima che io decida di accoglierla. In questo senso, lโ€™etica non si delinea, nel suo mistero piรน intimo, come un codice ma  come unโ€™alba e ogni volto รจ un oriente che divide la notte dal giorno, un confine luminoso dove perfino lo stesso Assoluto si fa prossimo.


[1] B. Ferrero, Il canto del grillo, Leumann-Torino, Elledici 1992, p. 80.

[2] E. Levinas, Totalitร  e infinito. Saggio sullโ€™esterioritร , Jaca Book, Milano 2004, p. 203.

[3] Cfr. Ibi, pp. 225-231.

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