PICCOLE POSTILLE A TOTALITร E INFINITO DI EMMANUEL LEVINAS
ยซUn vecchio rabbino domandรฒ una volta ai suoi allievi da che cosa si potesse riconoscere il momento preciso in cui finiva la notte e cominciava il giorno. ยซForse da quando si puรฒ distinguere con facilitร un cane da una pecora?ยป โ disse uno. ยซNoยป โ rispose il rabbino. ยซQuando si distingue un albero di datteri da un albero di fichi?ยป. ยซNoยป โ ripetรฉ il rabbino. ยซMa quandโรจ, allora?ยป โ domandarono gli allievi. Il rabbino rispose: ยซร quando guardando il volto di una persona qualunque, tu riconosci un fratello o una sorella. Fino a quel punto, รจ ancora notteยป.
La rapida meditazione a cui si intende qui dar vita muove da un piccolo quanto potente racconto: esso afferisce alla tradizione chassidica (la versione riportata รจ tratta dalla raccolta Il canto del grillo, di Bruno Ferrero[1]) e si configura come un testo molto evocativo โ una parabola quasi โ capace di compendiare, nella sua disarmante semplicitร , interi volumi di filosofia morale. Catturando lโattenzione dei suoi lettori sullโistante in cui la notte comincia a dissolversi e il giorno non รจ ancora sorto โ sul punto impercettibile che non appartiene nรฉ allโoscuritร nรฉ alla luce, ma segna il passaggio dallโuna allโaltra โ il brano รจ efficacissimo nel giustapporre il piano temporale a quello relazionale, mostrando come la fine di ogni oscuritร del cuore, della volontร e della libertร coincida per lโuomo col riconoscimento del volto dei suoi simili: se la notte rappresenta infatti la condizione in cui lโio รจ chiuso in se stesso, immerso nel sonno dellโordine in cui tutto โ perfino il prossimo โ puรฒ essere cosificato e ridotto a oggetto, il giorno rappresenta invece il momento in cui lโaltro irrompe in questa chiusura e spezza ogni pretesa egemonica da parte del soggetto su ciรฒ che lo circonda.
Le suggestioni contenute nel brano rimandano senza mediazioni di sorta alla riflessione di Emmanuel Levinas, uno dei pensatori piรน originali e radicali del Novecento, la cui filosofia si presenta come una vera e propria svolta etica allโinterno della tradizione fenomenologica. Nato a Kaunas, in Lituania, e naturalizzato francese, Levinas attraversa con la sua vita e il suo pensiero le principali tragedie e trasformazioni del XX secolo: lโesperienza dellโesilio dalla terra dโorigine, la prigionia nei campi nazisti, la perdita di gran parte della propria famiglia durante la Shoah sono eventi che non costituiscono soltanto lo sfondo biografico della sua opera, ma ne rappresentano la matrice intima e lโorizzonte ermeneutico. Formatosi alla luce della cultura ebraica e della filosofia di Husserl e Heidegger, Levinas parte dalla scuola fenomenologica per condurla oltre se stessa, verso un nuovo paradigma che rovescia lโordine tradizionale del pensiero occidentale e che pospone gerarchicamente lโontologia, ossia la questione dellโessere, allโetica, intesa come vera filosofia prima ed esperienza originaria. ร questo il nucleo teorico della sua opera piรน celebre, Totalitร e Infinito (1961), testo cardine che inaugura una nuova maniera di intendere il soggetto e la relazione. Al di lร di ogni giudizio inerente alla fondatezza epistemologica di tale inversione gerarchica โ sulla quale, in tal sede, รจ bene soprassedere โ mi sembra opportuno sostare qui su quello che Levinas definisce come il point de dรฉpart de lโรฉthique, individuabile, per ogni io,nel luogo rappresentato dal volto dellโaltro. Il volto con il quale e nel quale ogni tu si propone al soggetto non รจ una semplice immagine sensibile, ma una presenza che eccede qualsivoglia rappresentazione; รจ lโambito in cui lโalteritร si rivela come irriducibile e inviolabile. Guardare il volto di un altro uomo significa, per Levinas, essere immediatamente chiamati in causa e interpellati.
ยซIl volto โ scrive il nostro autore โ si sottrae al possesso, al mio potere. Nella sua epifania, nellโespressione, il sensibile che รจ ancora afferrabile si muta in resistenza totale alla presa. Questo mutamento รจ possibile solo grazie allโapertura di una nuova dimensione. Infatti la resistenza alla presa non si produce come una resistenza insormontabile, come durezza della roccia contro cui รจ inutile lo sforzo della mano, come lontananza di una stella nellโimmensitร dello spazio. Lโespressione che il volto introduce nel mondo non sfida la debolezza del mio potere, ma il mio potere di potere. Il volto apre un varco nella forma stessa che lo delimita. Il che significa concretamente: il volto mi parla e cosรฌ mi invita ad una relazione che non ha misura comune con un potere che si esercita, fossโanche godimento o conoscenzaยป[2].
Nel volto โ e non in un sistema di norme o in unโidea astratta di giustizia โ si dร dunque la rivelazione dellโetico come ciรฒ che fonda ogni possibilitร di umanitร . Il volto โ come si evince dallo stralcio appena citato โ รจ manifestazione di unโalteritร che non puรฒ essere ridotta a oggetto, che non puรฒ essere in alcuna maniera dominata nรฉ compresa fino in fondo. Ed รจ proprio qui che la parabola del vecchio rabbino trova la sua piรน profonda risonanza: riconoscere nel volto di ogni uomo un fratello o una sorella significa lasciare che la luce del giorno spezzi lโoscuritร della notte etica in cui lโio tende, talora, a rinchiudersi. La notte di cui parla il racconto dโesordio non รจ allora semplicemente assenza di luce, ma la condizione metafisica di chi vive nellโidolatria del sรฉ, nella cecitร di unโautosufficienza che pretende di imporre allโaltro i propri schematismi paranoici o le proprie contorsioni esistenziali e psicologiche[3], nellโindifferenza verso il volto altrui. Il giorno, invece, รจ il momento in cui la libertร smette di essere pretesa di supremazia per farsi risposta e dedizione.
Ma chi รจ lโaltro? E che cosa significa riconoscerlo come volto? Lโaltro, secondo Levinas, รจ il limite che mi interroga e mi fonda come io; รจ lโessere che mi costringe a uscire da me stesso e che, incontrandomi con la sua consistenza, mi permette di scoprire la mia stessa umanitร . Il volto parla โ dichiara il pensatore franco-lituano โ ed รจ nel suo linguaggio silenzioso che lโio puรฒ esporsi e rivelarsi a se stesso. Si puรฒ allora dire che lโio diventi umano nella misura in cui sa ascoltare lโaltro, accogliendo la sua differenza come dono. Lโascolto รจ il gesto che apre alla responsabilitร : รจ nel lasciarsi toccare dallโalteritร che si impara a rispondere. Ogni incontro comporta un rischio โ il rischio della non comprensione, della distanza โ ma in questo rischio si gioca la possibilitร stessa dellโumano. Lโaltro, con la sua irriducibile singolaritร , restituisce dignitร alla vita concreta, alla carne del mondo. In questโottica, il volto non รจ solo il punto di partenza dellโetica, รจ pure il fondamento di ogni possibile comunitร . Finchรฉ lโaltro rimane estraneo, il mondo รจ una molteplicitร di individui senza legame; solo quando lo riconosco come fratello, lโumanitร comincia ad esistere. Lโetica non nasce da un contratto o da una reciprocitร , ma da unโasimmetria originaria: la responsabilitรฉ pour lโautre, quella responsabilitร per lโaltro che precede ogni diritto e ogni giustizia. Quando il rabbino del nostro racconto dice โuna persona qualunqueโ, dissolve ogni distinzione tra vicino e lontano, simile e diverso: lโetica comincia quando la prossimitร non si fonda sulla somiglianza, ma sulla gratuitร dellโaccoglienza.
Ora, il volto dellโaltro รจ anche rimando al volto di Dio. In esso si rivela una traccia dellโEterno, unโeco della trascendenza che abita il mondo. Il volto umano, nella sua fragilitร e nella sua nuditร , custodisce unโeccedenza che non appartiene al tempo. Di fronte ad esso si apre un varco verso il mistero, unโattrazione verso ciรฒ che non si puรฒ possedere nรฉ comprendere. Levinas parla di dรฉsir mรฉtaphysique: un desiderio che non tende a colmare un vuoto, ma a mantenere aperta la distanza dellโinfinito. Nellโaltro si manifesta ciรฒ che eccede ogni rappresentazione e, proprio per questo, lโaltro diventa segno di Dio, traccia dellโInvisibile. Come la luce dellโalba che non si puรฒ catturare, il volto รจ presenza e insieme assenza, rivelazione e mistero. Il punto che divide la notte dal giorno รจ โ in definitiva โ un evento interiore e lโaurora dellโetica coincide con un vero e proprio risveglio (รฉveil), con la scoperta della responsabilitร che precede ogni scelta morale. Lโio si trova giร originariamente chiamato, giร esposto: la sua soggettivitร รจ costitutivamente responsoriale giacchรฉ egli nasce come risposta. Come la luce che si diffonde prima ancora che il sole sia sorto, la responsabilitร mi illumina e, insieme, mi vincola ancor prima che io decida di accoglierla. In questo senso, lโetica non si delinea, nel suo mistero piรน intimo, come un codice ma come unโalba e ogni volto รจ un oriente che divide la notte dal giorno, un confine luminoso dove perfino lo stesso Assoluto si fa prossimo.
[1] B. Ferrero, Il canto del grillo, Leumann-Torino, Elledici 1992, p. 80.
[2] E. Levinas, Totalitร e infinito. Saggio sullโesterioritร , Jaca Book, Milano 2004, p. 203.
[3] Cfr. Ibi, pp. 225-231.

