Un lavoratore Voss Fluid, Osnago (Lecco). Sul lavoro e sulla dignità.

Autore

In questi giorni la mia azienda ha annunciato la chiusura per delocalizzazione del mio stabilimento e conseguenti 70 licenziamenti.
E io con vergogna, non l’ho detto a nessuno.
Ho sperimentato sulla mia pelle l’apatia che questa notizia ti porta a subire. Questa apatia mi
ha portato a vivere nella paura del domani e nemmeno a gioire delle decisioni importanti
della mia vita come l’anello consegnato alla mia fidanzata solo qualche giorno prima, il
desiderio della nostra vita insieme che si realizzava con il rogito firmato in questi giorni.
Mi vergognavo, pensavo di avere delle colpe, di essere stato uno stupido, un deficiente forse
perchè non “avevo capito” – come qualcuno mi ha detto.
Coerente con le mie scelte di vita, coi valori in cui credo ho chiesto rispetto, dignità, ho
partecipato alla protesta nonviolenta insieme ai miei colleghi e provato sulla mia pelle il
freddo delle notti all’addiaccio, dei dubbi sul futuro e dei sacrifici da intraprendere.
Ho visto però nelle persone, nella società civile e nelle istituzioni il valore del Bene Comune.
Ho visto come la solidarietà delle persone e organizzazioni ci abbia riempito i cuori (e la
pancia) con piccoli gesti, anche solo di bellezza. Perchè una “Stella di Natale” può sembrare
inutile ad un presidio fuori dai cancelli di una industria metalmeccanica, ma nulla è scontato
in questi giorni, nemmeno la bellezza.
Ho visto una giovanissima 18enne credere in valori, portare un pacco di cioccolatini e
commuovere con tale gesto persone burbere e disilluse dalla situazione. Ho visto la
speranza, il miracolo del Natale forse.
Ieri, di fronte ad un gesto assurdo di violenza e di scontro senza alcun pretesto ho avuto
paura nell’espormi. Di fronte al muso di un’auto mi sono scansato. Di fronte alle urla e agli
insulti che venivano sbraitati ho preferito non rispondere, non per superiorità e rispetto ma
perchè mi vergognavo di quello che mi veniva detto. Mi sono sentito in colpa per quello che
stava accadendo.
Quelle parole però hanno seminato. Incredibilmente direi. Quegli insulti hanno ottenuto una
reazione contraria. Perchè quelle parole invece che seppellirmi mi hanno ridato forza.
Non devo vergognarmi della mia situazione.
Io ho lavorato in tutti questi anni dando il meglio, tra alti e bassi, come tutti e come la vita
prevede.
Non ho colpe se mi trovo in questa situazione, men che meno le colpe e gli epiteti che mi
sono stati affibiati con quelle urla.
Non sono disperato, perchè la speranza mi è data dalle persone che ho affianco.
Sono semplicemente senza un lavoro. Lavoro che mi è stato tolto (sulle ragioni e perchè poi
se ne discuterà).
Avete provato a togliermi la dignità. Ma grazie a voi invece l’ho ritrovata.
Avevo perso la fiducia nelle istituzioni. Ma grazie a voi l’ho ritrovata.
Spero possiamo chiuderla qui. Ormai io sono a posto con me stesso.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Ultimi articoli

Insieme. Rituali, piaceri, politiche della collaborazione

Di Richard Sennett, edito per Feltrinelli (Milano, 2014) Ugo Morelli: In cosa consiste la novità di sottolineare la rilevanza...

Cooperare per corrispondere

Nel corso della storia, diversi pensatori ci hanno aiutato a considerare come le cose cambino in base alla prospettiva dalla quale le...

La cooperazione come facoltà della specie umana

Secondo Marx, «nella cooperazione pianificata con altri l’operaio si spoglia dei suoi limiti individuali e sviluppa la facoltà della specie». Più recentemente...

Il paradosso della scarsità e la necessità di una nuova stagione cooperativa

È ormai ampiamente noto che il benessere (well-being) delle persone è associato non solo ai bisogni materiali, ma anche – e soprattutto...

La prima cooperazione… è anche l’ultima

Mi porto con me fin dalle origini il mio conosciuto non pensato. È la mia illusione, – lo spazio vitale in cui gioco...