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Uguali a prima

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Aurora Martinelli
Aurora Martinelli
Aurora Martinelli, nata nel 1998, dopo gli studi classici ha conseguito una Laurea Triennale in Storia presso l’Università degli Studi di Padova con una tesi dal titolo “La lunga liberazione. La questione della specificità femminile nelle esperienze post Olocausto” con la professoressa Enrica Asquer. Contenta, ma non abbastanza, ha conseguito un'altra laurea in Graphic Design presso la LABA di Rovereto con una tesi di progetto dal titolo "Sfumature. Interazione tra podcast e comunicazione visiva in un progetto di divulgazione storica" col prof. Matteo Carboni. Mossa dal desiderio di unire l'anima storica e quella grafica e lavorare nel campo della comunicazione culturale, attualmente si muove tra Trento, dove collabora con la Fondazione Trentina Alcide De Gasperi e con lo Studio di Davide Dorigatti, e Bologna, dove lavora per Un Altro Studio.

“Sono tornato” è una frase che può suonare in molti modi. Un sollievo, una sconfitta, una minaccia, una gioia ritrovata dopo tanto tempo, il conforto perché tutto è finito, lo sconforto perché tutto è finito. Sono tornato a qualcosa che conosco, al punto da cui sono partito in questa Ringkomposition. Aspetta, sono davvero tornato a qualcosa che conosco, o solo che dovrei conoscere? Sono tornato, ma non mi sembra tutto uguale a prima. Io sono uguale a prima? Non me lo auguro. Se sono tornato è perché me ne sono andato, quindi qualcosa deve essere successo per farmi allontanare, e allora devo solo sperare che questa lontananza, questa esperienza, abbia cambiato qualcosa. Altrimenti, che ritorno è? Potrei considerare ritorno una situazione in cui IO sono partito da un punto A e IO sono tornato, tale e quale, a un punto A identico a prima? I ritorni più o meno gloriosi – i pantaloni a vita bassa, le pellicce, le conserve fatte in casa – e quelli decisamente biechi – la barbarie, il fascismo, la disumanità, la totale indifferenza nei confronti degli altri, la guerra, la propaganda, la politica priva di consistenza. I tempi bui. Sono tornati. Se n’erano andati? Di sicuro non sono cambiati e saranno confortati, loro, nel trovarci uguali a prima, ugualmente incapaci di guardare oltre e di mandarli definitivamente in esilio.

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