“Sono tornato” è una frase che può suonare in molti modi. Un sollievo, una sconfitta, una minaccia, una gioia ritrovata dopo tanto tempo, il conforto perché tutto è finito, lo sconforto perché tutto è finito. Sono tornato a qualcosa che conosco, al punto da cui sono partito in questa Ringkomposition. Aspetta, sono davvero tornato a qualcosa che conosco, o solo che dovrei conoscere? Sono tornato, ma non mi sembra tutto uguale a prima. Io sono uguale a prima? Non me lo auguro. Se sono tornato è perché me ne sono andato, quindi qualcosa deve essere successo per farmi allontanare, e allora devo solo sperare che questa lontananza, questa esperienza, abbia cambiato qualcosa. Altrimenti, che ritorno è? Potrei considerare ritorno una situazione in cui IO sono partito da un punto A e IO sono tornato, tale e quale, a un punto A identico a prima? I ritorni più o meno gloriosi – i pantaloni a vita bassa, le pellicce, le conserve fatte in casa – e quelli decisamente biechi – la barbarie, il fascismo, la disumanità, la totale indifferenza nei confronti degli altri, la guerra, la propaganda, la politica priva di consistenza. I tempi bui. Sono tornati. Se n’erano andati? Di sicuro non sono cambiati e saranno confortati, loro, nel trovarci uguali a prima, ugualmente incapaci di guardare oltre e di mandarli definitivamente in esilio.

